11 aprile 2018

I misteri della Fornarina

Sono passati cinquecento anni da quando il celebre ritratto che conosciamo come La Fornarina cominciò a prendere forma per mano di Raffaello: dipinto tra il 1518 e il 1519, poco prima dunque della morte dell’artista, avvenuta nel 1520 a soli 37 anni, la tavola ci presenta una giovane donna dagli occhi scuri, lo sguardo deciso e i lineamenti marcati, nella posa della cosiddetta ‘Venere pudica’: una mano in grembo e l’altra intenta a sorreggere un velo che dovrebbe coprirle il seno e che si ferma invece appena sotto, ottenendo in realtà l’effetto opposto, e maliziosamente ricercato, di attirare lo sguardo proprio su questa parte del corpo, e sul bracciale che avvolge il braccio sinistro – dove le dita sembrano indicare – che reca la firma dell’autore “Raphael Urbinas”.

Questo dettaglio, che sembra essere insieme firma e pegno d’amore, oltre al fatto che non si abbiano notizie del committente (e infatti il ritratto restò presso il pittore fino alla sua prematura dipartita) ha alimentato l’ipotesi che Raffaello avesse voluto dipingere il quadro per sé, omaggio alla donna amata e suggello alla passione che li legava. Varie leggende e ipotesi più o meno fantasiose sulla reale identità della modella – i cui tratti secondo molti si riconoscono anche nella Velata, nella Madonna della seggiola, nella Madonna Sistina – si sono avvicendate nel tempo.

A lungo la giovane donna dalla pelle candida e dai capelli avvolti in un turbante è stata identificata come Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere, dove appunto l’artista l’avrebbe incontrata durante una passeggiata (secondo altre versioni il fatale incontro sarebbe avvenuto invece a via del Governo vecchio, sempre a Roma); i due sarebbero rimasti insieme fino alla morte del pittore, dopodiché la donna, distrutta dal dolore, si sarebbe ritirata in convento, morendo anch’essa poco dopo. La perla (margarita in latino) che pende dall’acconciatura tra i capelli della ragazza è stata così ritenuta una definitiva, per quanto criptica, conferma dell’identificazione con la figlia del panettiere.

Anche Vasari racconta di un Raffaello perdutamente innamorato – di una fanciulla incontrata però più prosaicamente intenta a farsi il bagno sulla riva del Tevere – a tal punto da minacciare di abbandonare il suo lavoro alla villa Farnesina per il ricco committente Agostino Chigi se non gli fosse stato concesso di portare la sua amata con sé mentre dipingeva. Il restauro del quadro ha inoltre rivelato la presenza in origine di un anello all’anulare sinistro, in seguito ricoperto per ignote ragioni, un particolare che ha fatto immaginare nozze segrete, delle quali si è poi voluto far sparire la prova.

A questa versione romantica, che ha fatto molta presa nell’immaginario collettivo, se ne affianca tuttavia un’altra che lo è un po’ meno e che, basandosi sulla diffusione della metafora del forno e dell’infornare per riferirsi invece all’atto sessuale, suggerisce che la modella così soprannominata fosse invece un’amante prezzolata, una mantenuta; del resto, come nota il filologo Giuliano Pisani, non vi è attestazione prima del 1772 che La Fornarina venisse ‘ufficialmente’ chiamata così, mentre Fabio Chigi – futuro papa Alessandro VII tra il 1655 e il 1667 – si riferì al quadro dicendo che vi era raffigurata la “meretricula”, la giovane prostituta di Raffaello, lasciando pensare che fosse questa l’opinione comune del tempo.

Chiunque fosse la giovane con il turbante – innamorata, moglie segreta o prostituta, incarnazione della bellezza o dell’amore ideale – il dipinto ha mantenuto intatto il suo fascino e il suo mistero nel corso dei secoli e forse poco importa conoscere dettagli anagrafici o aneddoti biografici.

 

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