28 aprile 2020

Identità

 

 

Identità è sicuramente uno dei termini più ambivalenti, travisati e strumentalizzati del nostro lessico quotidiano: con questa parola infatti intendiamo due concetti completamente diversi fra loro, opposti l'uno all'altro.

 

A=A

Senza nemmeno rendercene conto, seguiamo tutti la logica aristotelica che afferma, senza tema di smentita, che A=A, ovvero io sono io. Ognuno di noi sa di avere una sua identità – unica, individuale, personale, originale – definita e dimostrata tanto scientificamente che legalmente: dal proprio e unico codice del DNA, dalle proprie e uniche impronte digitali, dal proprio unico codice fiscale, dalla nostra carta d’identità personale.

 

A=B

Eppure, le scienze - quelle tecniche, naturali e sociali ed anche quelle logiche - abituate e costrette alla comparazione e alla misura, ci insegnano che A=B, ovvero che due o più entità distinte possono essere identiche fra loro, avere cioè la medesima identità: comune, uguale, condivisa, coincidente.

Potremmo elencare diverse definizioni adoperate: l’essere identico; la perfetta uguaglianza; il rapporto di esatta uguaglianza o coincidenza; la condizione di appartenenza alla stessa condizione; ecc

Del resto la parola identità deriva da quella latina idem che significa, appunto, medesimo, stesso [Dizionario Treccani].

 

Quindi, se A=A sancisce l’unicità (distinzione, differenza, diversità) di una qualsiasi entità da altre identità, A=B sancisce l’uguaglianza (coincidenza, condivisione, appartenenza) di due o più entità fra loro.

 

È probabile che Aristotele si rivolti nella tomba, ma la storia dell’umanità, del suo pensiero e della sua azione nella realtà, ha fatto sì che questa apparente grande contraddizione si risolvesse in un unico lemma, che con la sua ambivalenza ci svela la complessità della comprensione di noi stessi e della realtà che ci circonda.

 

Possiamo approdare ad una ragionevole conclusione ricorrendo a ciò che diverse scienze enunciano con relativa ovvietà: qualsiasi entità, ciascun individuo, ha al tempo stesso un’identità unica (originale, diversa, irripetibile) ed anche un’identità uguale (condivisa, coincidente) ad altre.

Le scienze sociali, più agilmente di altre, ci ricordano che ogni individuo oltre ad un un’identità personale ha anche una identità nazionale, etnica, linguistica, culturale, religiosa, politica, di genere, di ceto, di classe sociale, professionale e così via. Come a dire che siamo tutti diversi e uguali.

 

Risulta quindi facile l’approdo ad una concezione dell’identità definita per insiemi: o pensando a un nucleo centrale compreso da una serie di anelli fra loro concentrici, o pensando ad un nucleo compreso da più anelli intersecati (come il nucleo di un atomo fra le orbite dei suoi elettroni).

Sarebbe come a dire che abbiamo una più vasta identità universale, che ci rende uguali agli altri (A=B), ed anche una più basilare identità individuale, un nocciolo duro, puro, che ci rende unici (A=A).

 

Se scegliessimo il modello dei cerchi concentrici, per sua natura gerarchico, potremmo approdare a concezioni totalitarie: o a quella della supremazia dell’identità universale a discapito di quelle particolari, o a quella della supremazia dell’identità particolare (o meglio, di una identità particolare) a discapito dell’universalità.

 

Scegliendo invece il modello del nucleo compreso da più anelli intersecanti approderemo ad una concezione laica, dinamica ed aperta: esattamente come l’atomo che non potrebbe essere senza i suoi elettroni (con le loro orbite intersecanti), così la nostra identità più personale non potrebbe essere se non in relazione con le (nostre) altre identità più universali.

 

Per questa sua irrisolvibile ambiguità, nei 24 secoli che distanziano la logica identitaria aristotelica dalla Modernità liquida di Z. Baumam, il tema dell’identità è stato oggetto di fondamentali studi in ogni disciplina ma è stato anche l’argomento principe, l’ossessione, delle dottrine totalitarie, razziste, xenofobe e nazionaliste, capaci addirittura di inventare identità inesistenti.

 

Eppure le discipline scientifiche e quelle umanistiche ci mostrano che la nostra identità individuale, a partire dal nostro stesso DNA, ha un retaggio, una storia: qualsiasi entità, qualsiasi individuo, è in realtà un mosaico formato da frammenti, stratificati nel tempo, di identità altrui: la nostra identità è un retaggio plurale.

Ci mostrano inoltre che le nostre identità sociali (nazionale, culturale, politica, ecc.) sono in continua trasformazione - soprattutto in epoca post-moderna - ridefinendo, giorno dopo giorno, la nostra identità personale: la nostra identità è un retaggio plurale in continua trasformazione.

 

In definitiva, l’ambiguità del lemma è la sua grandezza e la nostra salvezza: a noi la scelta di essere un nocciolo duro parte dell’universo, o essere un nocciolo duro contro l’universo.

 

A ciascuno di noi la scelta quotidiana di urlare la propria identità contro gli altri, o piuttosto di offrirla come un dono da scambiare con il nostro prossimo.

 

 

* Esperto di immigrazione, cooperazione e relazioni internazionali; consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

 

Immagine: La Torre di Babele - Athanasius Kircher1679. Crediti: Unknown author / Public domain

 

In tutta la Terra era unica la lingua e stesse le parole. […]

(dissero i figli dell’uomo):

Orsù, costruiamoci una città e una torre la cui cima raggiunga il cielo, per farci un nome […]

(disse il Signore)

Orsù scendiamo e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la parola dell’altro.

 

Bereshìt/Genesi  11,1-9

 


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