03 dicembre 2014

Il dolore in provetta

Da un nuovo studio sulle cellule staminali, che ha visto la partecipazione dei ricercatori dell’ Harvard Stem Cell Institute (HSCI), del Boston Children’s Hospital (BCH) e dell’Harvard’s Department of Stem Cell and Regenerative Biology (HSCRB), arriva la prima generazione di nocicettori creati in vitro: ovvero neuroni artificiali in grado di percepire varie forme di dolore, da quello acuto a quello di origine infiammatoria.

Un traguardo che permetterà agli scienziati di approfondire (e ricreare) in laboratorio, per esempio, il meccanismo d’origine alla base del dolore cronico, o gli effetti della neuropatia provocata dai farmaci antitumorali. Ci sono voluti sei anni (e diversi tentativi falliti) affinché i ricercatori riuscissero nel loro intento: utilizzare le cellule ricavate dalle pelle di uomini e topi come base per la creazione di nocicettori in grado di reagire a un “evento” doloroso. Il risultato: una serie di ricettori neuronali capaci di rispondere sia a stimoli acuti innescati da traumi violenti o lesioni fisiche, sia a stimoli più tenuti, come quelli prodotti dalle infiammazioni o dai cicli di chemioterapia. Un successo in larga parte imputabile, come dichiara Clifford Woolf (professore di neurologia e neurobiologia presso l’Harvard Medical School e direttore del F.M. Kirby Neurobiology Center del Boston Children’s Hospital), ai recenti progressi nel campo della ricerca sulle cellule staminali: nello specifico, le cellule staminali pluripotenti indotte, ovvero cellule adulte che – forzate a “regredire” fino allo stato staminale – vengono quindi di nuovo stimolate a riattivare i processi di differenziamento fino a sviluppare un nuova linea cellulare, diversa da quella originale. «La capacità di creare in laboratorio neuroni umani in grado di avvertire il dolore si rivelerà determinante nel campo dei farmaci palliativi», commenta Woolf. «Inoltre, il nostro fallimento con le cellule staminali ci ha portato a provare la strada delle cellule adulte, rendendo la nuova tecnologia molto più determinante in campo clinico, in quanto questi campioni possono essere raccolti facilmente dai pazienti che soffrono i più diversi tipi di dolore».


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