24 maggio 2014

Il femminicidio secondo Boccaccio

C'è chi dice che le donne di Ravenna siano tuttora più arrendevoli delle altre in amore, come aveva anticipato Boccaccio, e a leggere il Decameron una ragione si potrebbe trovare nella paura di un terribile supplizio, nel fantasma di un femminicidio o meglio in un femminicidio tra fantasmi. La novella ottava, della quinta giornata, narra della dispendiosa e disperata passione di Nastagio degli Onesti per la figlia di messer Paolo Traversaro.

Di “singular bellezza” e “nobiltà sì altiera e disdegnosa”, la giovane non si mostrava sensibile né a Nastagio né alle sue opere di corteggiamento e il poveretto cerca allora di dimenticarla o di tramutare in odio l'amore per una creatura “tanto dura e cruda e salvatica”. Non riesce nell'una e nell'altra impresa e tutto riprende come prima finché amici e parenti lo convincono ad andarsene dalla “antichissima città di Romagna”. Il recalcitrante innamorato alla fine si lascia convincere e parte con gran pompa “come se in Francia o in Ispagna o in alcun altro luogo lontano andar volesse, montato a cavallo”.

Dopo pochi chilometri – anzi “tre miglia” - l'innamorato si ferma in un luogo chiamato Chiassi. Chiassi esiste ancora ed è una frazione di Ravenna il cui nome è oggi Classe e deriverebbe dal latino Classis, “flotta”. Qui Nastagio si mette a fare la bella vita spendendo e spandendo, ma non più per conquistare la figliola quanto per invitare gli amici a cene e feste. Un venerdì di primavera, “quasi all'entrata di maggio”, mentre i morsi per l'amore negato iniziano di nuovo a tormentarlo, Nastagio vuole restare solo ed entra nella pineta marina. Nella “pigneta” sente il pianto di una donna, corre verso il luogo di dove proviene e vede “una bellissima giovane ignuda, scapigliata e tutta graffiata dalle frasche e da' pruni, piagnendo e forte gridando mercé, e oltre a questo le vide a' fianchi due grandi e fieri mastini, li quali duramente appresso correndole, spesse volte crudelmente dove la giugnevano la mordevano”. Appare quindi un cavaliere bruno sopra a un destriero nero che brandisce uno stocco, cioè una spada, e copre la donna d'insulti minacciandola di morte. Nastagio, non essendo armato, prende un ramo a mo' di bastone e cerca di difenderla ma il cavaliere bruno gli intima di andarsene e gli racconta di chiamarsi Guido degli Anastagi, “troppo più innamorato di costei, che tu ora non se' di quella de' Traversari”.

Diversamente da Nastagio, Guido si è suicidato - con lo stesso stocco che ora brandisce – e lei ne è stata “lieta oltre misura”. Non è passato molto tempo che la crudele donna è passata a miglior anzi peggior vita finendo al “ninferno”. I due, insieme ai mastini, sono stati condannati a un supplizio. In una versione meno romantica del supplizio di Paolo e Francesca, ogni venerdì, verso le cinque, nella pineta di Chiassi, Guido insegue a cavallo la donna e quando i due mastini la bloccano, le apre il tenero torace e dà il suo cuore crudele in pasto ai cani. Ignoro se qualcuno di venerdì, magari verso maggio, come nel Decameron, come Nastagio, si inoltri per qualche pineta ravennate nella speranza di vedere quel femminicidio tra fantasmi ben dotati di carne, cuore e sangue. Ma se ciò accadesse le speranze sarebbero scarse in quanto il supplizio non era eterno ma è durato tanti anni “quanti mesi ella fu contro a me crudele”. E dalla composizione del Decameron, avvenuta a metà del XIV secolo (tra il 1349 e il 1353), sono passati ormai troppi secoli perché la pena non sia stata scontata. La tipologia di femminicidio raccontata da Boccaccio è del resto minoritaria rispetto al classico assassinio della ex fidanzata o moglie, che predomina oggi, tuttavia resta ben presente anche se non in versione di supplizio infernale (o ninfernale) divino, quanto umano e ben più squallido. Anche un personaggio di Camus, nel romanzo breve La caduta, indica nella uccisione dell'amata un esito quasi fisiologico del rapporto. Ben individua Boccaccio nel meccanismo dell'amore che si tramuta in odio, l'avviarsi della macchina infernale a due. Quanto forte è l'amore tanto diventa l'odio.

Nastagio ha avuto la ventura di assistere traendone profitto: il venerdì successivo convoca difatti parenti e amici nonché messer Paolo Traversaro con la moglie e la figliuola. Puntualmente si ripete la scena. Il pranzo è finito e si sentono le urla, poi appare la bellissima giovane ignuda, rincorsa da due mastini, affamati del suo cuore, e dal cavaliere bruno sul “corsiere nero” che brandisce lo stocco. Non la migliore visione per digerire. Nella notte una cameriera dei Traversari segretamente va da Nastagio e gli comunica che la giovane di cui è innamorato “era presta di far tutto ciò che fosse piacer di lui”. Il suo odio si è trasformato in amore a causa della paura del castigo. Nastagio non vuole disonorarla ma desidera sposarla e la domenica seguente saranno celebrate le nozze.

La giovane non è l'unica donna sulla quale la visione spaventosa del femminicidio ha effetto: “E non fu questa paura cagione solamente di questo bene, anzi sì tutte le ravignane donne paurose ne divennero, che sempre poi troppo più arrendevoli a' piaceri degli uomini furono, che prima state non erano”.

La novella è raccontata da Filomena (le narratrici soverchiano gli omologhi maschi) e precede un altro famosissimo racconto molto più romantico: la storia di Federigo degli Alberighi che come Nastagio ama e non è riamato monna Giovanna e si riduce in rovina. Quando è “già d'anni pieno” riesce finalmente a sposare monna Giovanna, cucinandole l'unico bene che gli è rimasto, un falcone con cui caccia, e riconquistandola col suo sacrificio rassegnato e duraturo. Malinconosa storia di amore meridiano che supera il tempo e le durezze della sorte.

A settecento anni dalla nascita di Boccaccio (1313), il Decamerone conserva una forza narrativa straordinaria anche se la lingua richiede uno sforzo di comprensione concedendo in cambio una ricchezza di vocaboli e il fascino del lessico antico, del volgare trecentesco. Aldo Busi con ottimi risultati, e restituendone la forza ironica, lo ha tradotto in italiano contemporaneo per la Bur al fine di evitare che si riducesse a una lettura per filologi.

In linea con lo spirito della narrazione, il Decameron si può ascoltare anche in audiolibro: diverse sono le letture e le selezioni di novelle. Non tutte contengono la novella di Nastagio degli Onesti, meno conosciuta – forse perché diseducativa, all'opposto di quanto pensava Boccaccio - rispetto a quella di Federigo degli Alberighi, o di Chichibio, o di Frate Cipolla, o Calandrino e l'elitropia. Si può trovare nella versione realizzata da Recitar Leggendo. La voce è quella dell'attore Claudio Carini. Dura un quarto d'ora scarso, come giusto per un racconto che mette per iscritto l'oralità di un mondo rinascimentale dove la cupidigia, il desiderio, si mischiano al dolore e alla tragicità della vita. La peste che ha decimato la popolazione di Firenze è sullo sfondo, come noto. Neppure nel Decameron di Pasolini la novella di Nastagio è presente ma c'è quella non meno crudele, seppure non a lieto fine, di Lisabetta. I fratelli di una giovane di Messina le uccidono l'amante e lei, trovato il cadavere, gli taglia la testa e la nasconde, dopo averla a lungo baciata, in un vaso di basilico che cresce rigoglioso, innaffiato dalle sue lacrime nella sua stanza. 

 

Botticelli ha realizzato un dipinto, conservato al Prado e forse commissionato da Lorenzo il Magnifico, ispirandosi alla novella di Nastagio ma col cavallo bianco invece che nero e col cavaliere Guido biondo e non bruno.


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