05 febbraio 2013

Il libraio al tempo del digitale

Come valorizzare una professionalità che tra la rivoluzione degli e-book e la distribuzione via internet rischia di rimanere penalizzata? Quale futuro per le librerie e per il loro gestori? Quei personaggi particolari che, soprattutto nelle librerie indipendenti, sono un po’ consiglieri, un po’ psicologi e un po’ critici letterari? Trasformazione, reinvenzione, alleanza con le tecnologie, diversificazione, competenza: sono queste le parole chiave sulle quali puntare per transitare felicemente nell’era del digitale, nella quale le librerie continueranno a vivere, nonostante tutto, anche se saranno diverse e dovranno sperimentare nuovi modi di interagire con i lettori e con il territorio. Un cauto ottimismo è emerso anche dal consueto seminario di perfezionamento della Scuola per librai Mauri di Milano, istituzione ormai consolidata, dopo trent’anni di attività, come osservatorio e laboratorio di sperimentazione sul mondo del libro e sulle professionalità ad esso legate. Non è più realistico pensare agli spazi delle librerie in modo tradizionale, come semplici vetrine espositive. Vanno piuttosto reinventate come luoghi di incontro, di promozione culturale, di condivisione; occasioni di contaminazione con altri stimoli (alcune librerie già offrono anche proposte alimentari o musicali). Le librerie devono divenire insomma luoghi conviviali e godibili a più livelli, dove trascorre un tempo ricco e denso. E dunque il libraio non si limita a offrire i singoli libri ma la sua professionalità e la sua esperienza: deve sapersi avvalere delle tecniche del marketing, diversificare l’offerta merceologica, non temere le nuove tecnologie ma sfruttarle per coinvolgere più intensamente i lettori. I veri nemici infatti non sono la rete e gli e-book, ma piuttosto la crisi economica, che conduce a una generale contrazione dei consumi (anche i libri hanno registrato una rilevante flessione, di circa l’8%), e la scarsa abitudine alla lettura degli italiani.


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