10 settembre 2020

Il ninfeo delle meraviglie, a Villa Visconti Borromeo Litta

 

In Italia è un classico: ci sono tesori a due passi da casa che spesso tralasciamo di scoprire, forse proprio perché sono vicini, accessibili, lì ad aspettarci in ogni momento. Per chi scrive è il caso di Villa Litta, o più precisamente, Villa Visconti Borromeo Litta, storico e sorprendente luogo di delizie nel centro del Comune di Lainate, a un quarto d’ora da Milano (da non confondere con l’omonimo edificio storico del capoluogo lombardo, in zona Affori). Il complesso gentilizio ‒ con la casa signorile, il palazzo settecentesco, il ninfeo, il giardino all’italiana e il parco storico ‒ lascia letteralmente  a bocca aperta: l’eleganza aristocratica del sito, la magnificenza degli spazi verdi, la sovrapposizione degli stili artistico-architettonici e gli incredibili meccanismi a sorpresa dei giochi d’acqua formano un unicum capace di proporre a grandi e piccoli un’esperienza inedita e senz’altro piacevole da ripetere nel tempo. Le sue atmosfere colte e visionarie dialogano più o meno direttamente con quelle di altre dimore storiche italiane in originale equilibrio tra architettura e paesaggio, patrimonio verde e acqua. Tra le altre, vengono in mente Villa d’Este a Tivoli, Palazzo Farnese a Caprarola, Villa Lante a Bagnaia, Villa del Balbianello sul Lago di Como: tutte location ante litteram dedicate allo svolgimento di feste, ricevimenti e soggiorni in relax della nobiltà e degli intellettuali del tempo.

L’ideazione di Villa Litta iniziò nel 1585 per volontà del conte Pirro I Visconti Borromeo: un nobile illuminato, capace di immaginare e realizzare questo luogo in un territorio che a quell’epoca era occupato prevalentemente da boschi, campagne e piccoli villaggi. Curiosa però è la concomitanza del suo cantiere con quello coevo del Santuario dell’Addolorata di Rho e quello, di poco posteriore, di Villa Arconati a Bollate, segnali di uno sviluppo significativo dell’area a nord-ovest di Milano che richiamò numerose maestranze già al lavoro nella Fabbrica del Duomo. Dopo alcuni passaggi di proprietà e relativi rimaneggiamenti nei secoli successivi la villa fu acquisita dal Comune di Lainate nel 1971, venne seriamente restaurata e quindi restituita alla cittadinanza.

Emiciclo, statua di Venere al bagno, Villa Litta di Lainate (foto di V. Canavesi)

Il Ninfeo o Palazzo delle acque costituisce senza dubbio l’invenzione più accattivante del sito: si tratta di un edificio progettato nel XVI secolo da Martino Bassi con l’obiettivo di esporre la quadreria e le opere d’arte dei proprietari e ‒ al tempo stesso ‒ stupire e affascinare i nobili ospiti. A secoli di distanza  questo luogo sa ancora sorprendere e divertire, intrattenendo i visitatori con i suoi raffinati giochi d’acqua e un’immutata sapienza idraulica: schizzi e scherzi spruzzano all’improvviso chi si accomoda sulle sedute in pietra sotto la grande magnolia; bagnano chi ‒ ignaro ‒ ammira a testa in su gli affreschi illusionistici nell’Atrio dei quattro venti; animano pavimenti mosaicati e pietrosi corridoi in penombra; scrosciano nel Cortile delle piogge e nelle grotte dell’Emiciclo; sprizzano fantasia da girandole in ferro e sotto gradini dispettosi, citati anche da Stendhal. Disegni liquidi prendono vita all’improvviso insieme ad affascinanti automi d’epoca, sapientemente manovrati dai fontanieri attraverso leve e meccanismi antichi di secoli: un portento reso ancora più stupefacente dall’assenza di canali o fiumi nelle vicinanze (il ninfeo oggi pesca acqua dall’acquedotto ma un tempo si riforniva dal serbatoio nella torre, opportunamente azionato attraverso una trave trainata da cavalli).

Atrio dei quatto venti, pavimento e giochi d’acqua, Villa Litta di Lainate (foto di V. Canavesi)

L’acqua qui è la protagonista assoluta, eppure non è l’unica meraviglia da scoprire nelle sale: tra uno spruzzo e l’altro ammiriamo le pareti e i pavimenti interamente ricoperti da perfette composizioni geometriche in ciottoli bianchi e neri, le colate di travertino tempestate di conchiglie, gli affreschi con l’effetto “sotto in su” di Pier Francesco Mazzucchelli, le statue nelle nicchie, i soffitti mosaicati dipinti da Camillo Procaccini (con una tecnica che non ha finora trovato eguali in tutto il mondo). Usciamo da questo spazio di immensa fantasia progettuale piacevolmente frastornati e la sensazione è destinata a durare insieme alla gradevole frescura dei nostri abiti: tutto merito di un curatissimo giardino all’italiana con i labirinti di bosso, la fontana di Galatea di Donato Carabelli (1785), un Ginkgo biloba di oltre 200 anni e le serre invernali. Accanto, altre due trovate botaniche di grande interesse: una smisurata e lussureggiante siepe di ortensie ‒ la cui fioritura merita una visita ad hoc ‒ e la carpinata, una galleria di carpini lunga 800 metri che costeggia due splendide serre liberty, la fontana di Nettuno e il palazzo settecentesco, parzialmente visitabile, una cui ala è attualmente destinata agli uffici comunali. Vasche, fontane e maestosi alberi secolari salutano la fine del nostro percorso: siamo nel parco storico (e pubblico!) di ispirazione inglese, progettato da Luigi Canonica nel XIX secolo.

Intanto… si è fatto tardi, è ora di tornare a casa. Questa volta però non c’è rammarico, né alcuna malinconia nell’andarsene: siamo vicini, torneremo presto.

 

Si ringraziano il Comune di Lainate e l’Associazione Amici di Villa Litta

Per informazioni villalittalainate.it e amicivillalitta.it

 

Immagine di copertina: Atrio dei quattro venti, statue e dettaglio del soffitto affrescato dal Morazzone, Villa Litta di Lainate (foto di V. Canavesi)

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