14 marzo 2013

Il nord del mondo sempre più verde

Non ci sono più le stagioni di una volta, e non è solo un modo di dire. L’effetto serra sta cancellando le stagioni alle latitudini più estreme e settentrionali: questo renderà il Nord più simile al Sud sia per le temperature sempre più calde, ma anche per la vegetazione. Lo dicono i risultati degli ultimi studi della Nasa, pubblicati su Nature Climate Change. Negli ultimi 30 anni diciassette enti di ricerca di setti Paesi diversi hanno raccolto con i satelliti geostazionari dati sufficienti a dimostrare che l’emissione di gas serra ha innescato un processo a catena in cui l’aumento delle temperature causa lo scioglimento dei ghiacciai perenni, il cui vapore acqueo provoca l’aumento delle piogge. I ricercatori hanno esaminato le relazioni tra i cambiamenti climatici e la crescita della vegetazione nella zona che va dalla calotta a nord del 45° parallelo (più o meno all'altezza della Lombardia) a tutto l'Oceano Artico, arrivando alla conclusione che le temperature sono paragonabili a quelle registrate a 4 o 6° di latitudine più a sud, se non oltre. L’aumento delle temperature a causa dell’effetto serra sta determinando l'aumento della quantità di calore disponibile per la crescita delle piante nelle latitudini settentrionali. «Questo riscaldamento amplificato nell'area circumpolare posta sopra il confine tra Canada e Stati Uniti sta riducendo la variabilità stagionale delle temperature, perché le stagioni fredde stanno sperimentando un riscaldamento più rapido rispetto all'estate», sostiene uno degli autori dello studio, Liang Xu dell'università di Boston. «Nelle aree artiche e boreali - spiega Ranga Myneni, ricercatrice del dipartimento dell’ambiente all’Università di Boston - le stagioni stanno cambiando, portando a un grande caos nell'ecosistema». Lo studio, partito nel 1982 e conclusosi nel 2011, è stato realizzato utilizzando l'Advanced Very High Resolution Radiometer del NOAA e il Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS) montato a bordo dei satelliti Terra (EOS AM) ed Aqua (EOS PM) della NASA. La stagione della crescita delle piante si allunga, generando un’esplosione di verde: questa super primavera ha portato alla crescita di una vegetazione rigogliosa e lussureggiante che copre una zona di circa 9 milioni di chilometri quadrati, un terzo della zona presa in esame, un'area grande come gli Stati Uniti. Nel 1982, all'inizio dello studio, quest'area misurava dai 400 ai 700 chilometri. «Agli inizi degli anni Ottanta, nell'Artico si aveva una vegetazione simile a quella delle terre poste al di sopra della latitudine 64 gradi nord. Oggi - spiega Terry Chapin dell'università dell'Alaska - assomiglia a quella delle terre oltre i 57 gradi nord». I ricercatori hanno notato l'aumento di piante, arbusti e alberi in tutto l'Artico circumpolare e anche in alcune aree dell'Eurasia e del Nord America. Ma a cosa è dovuto questo processo? Gli esperti affermano che l'aumento delle concentrazioni di gas che intrappolano il calore, come il vapore acqueo, anidride carbonica e metano, causano il riscaldamento della superficie terrestre, del mare e della bassa atmosfera. Questo riduce l'estensione del ghiaccio polare e il manto nevoso e, a sua volta, l'oceano e superfici terrestri assorbono più energia solare, in modo da riscaldare l'aria sopra di loro. Insomma, un circolo vizioso che i ricercatori chiamano “effetto serra amplificato”. Per conoscere il futuro di quest'area della Terra, i ricercatori hanno esaminato 17 modelli climatici, concluendendo che andando avanti così le temperature diventeranno sempre più calde, fino a raggiungere quelle normalmente associate a 20° di latitudine più a sud. «I satelliti hanno individuato il fenomeno esclusivamente nelle aeree contemporaneamente più calde e più umide», spiega il ricercatore della NASA Ramakrishna Nemani. Inoltre «il boom della crescita della flora è avvenuto principalmente nel decennio 1982-1992, piuttosto che nel ventennio successivo, caratterizzato da maggiore siccità», conferma Sangram Ganguly, sempre della NASA.


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