21 settembre 2016

Il patrimonio in pericolo: da Palmira ad Amatrice

In questo periodo storico si parla sempre più spesso di recupero e salvaguardia del patrimonio artistico e culturale mondiale. Infatti quest’ultimo, mai come in questo momento, è stato così in pericolo. L’estremismo islamico ha già, in diverse occasioni, distrutto per sempre molti siti di grande importanza artistica e archeologica, minando così le fondamenta culturali delle società che le hanno prodotte. Solo per fare alcuni esempi, le rovine di Palmira in Siria, le due statue dei Buddha giganti di Bamiyan sono state addirittura bombardate. Altri tesori sono stati fortunatamente messi in salvo, grazie all’eroismo di archeologi e studiosi, che spesso hanno pagato con la vita le loro azioni. In questo caso un ricordo particolare va all’archeologo siriano Khaled al-Asaad, responsabile per tanti anni del sito di Palmira. Allo stesso tempo accadimenti naturali, quali il terremoto di Amatrice e prima ancora dell’Aquila hanno spesso distrutto paesi e borghi storici, rovinando e, a volte, distruggendo per sempre,il patrimonio artistico di molte regioni italiane e non solo.

Dal 15 Settembre fino al 6 Novembre, presso il Museo di Sant’Eustorgio di Milano, si terrà la mostra dal titolo Salvare la memoria, curata da Sandrina Bandera ed Elena Maria Menotti, che raccoglie cinquecento fotografie originali, oltre a documenti, filmati, testimonianze dirette e pannelli didascalici, con il fine di porre l’attenzione e sensibilizzare la comunità internazionale sull’importanza della salvaguardia del patrimonio culturale mondiale. All’interno della mostra si terranno incontri e dibattiti con i responsabili d’importanti esempi di salvaguardia e difesa del patrimonio artistico, tra questi ci saranno i responsabili della ricostruzione del ponte di Mostar, in Bosnia-Erzegovina.

Dal 6 ottobre fino all’11 dicembre, con la stessa finalità, saranno in mostra al Colosseo le riproduzioni di alcuni reperti archeologici, quali il toro di Nimrud o il soffitto del tempio di Bel a Palmira, oppure la sala dell’archivio di Stato di Ebla, che solamente grazie a tecnologie particolarmente innovative e ad altri strumenti tecnologici, hanno potuto rivivere ed essere riprodotti.

 


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