12 giugno 2015

Il ponte verde della discordia

Non sarà un ponte come tutti gli altri, ma un vero e proprio giardino sospeso sul Tamigi, un’oasi botanica di centinaia di alberi, migliaia di piante, arbusti, cespugli, felci e bulbi che si estenderà per 366 metri di lunghezza collegando Temple e South Bank; 2600 metri quadrati di verde urbano con cui Londra consoliderà il suo titolo di capitale più ‘verde’ d’Europa, con oltre il 40% della sua superficie rappresentato da verde pubblico. Il nuovo progetto è stato promosso dall’attrice Johanna Lumley, che da tempo intendeva realizzarlo in memoria della principessa Diana, è stato poi adottato da un nutrito gruppo di sostenitori di prestigio, ed ha infine convinto l’amministrazione cittadina che lo ha affidato all’architetto Thomas Heatherwick , autore tra l’altro di un progetto per certi versi simile a Manhattan, dove ha ideato una sorta di penisola artificiale ma ‘verde’. Secondo quanto si legge sul sito del progetto il London Garden Bridge sarà un ‘luogo incantato’, un’oasi di tranquillità e pace nel mezzo della città frenetica, dove cittadini e turisti potranno utilizzare rilassanti percorsi tra la vegetazione (ma ci sarà anche un percorso più diretto per chi va di fretta); la disposizione delle piante è stata pensata per incorniciare adeguatamente la vista sulle più belle attrazioni architettoniche di Londra e varierà tra un estremo e l’altro della struttura, consentendo fioriture diversificate nel corso dell’anno. In realtà non tutto è così idilliaco come sembra, le polemiche non mancano e il ‘partito degli oppositori’ sostenuto dal Guardian mette in luce le debolezze e le criticità dell’impresa. Intanto si contesta il fatto che non sarà una risorsa del tutto libera e aperta al pubblico perché osserverà comunque un orario (dalle 6 alle 24), come i parchi; i ciclisti dovranno portare la bici a mano; ci sarà necessità di regolamentare il flusso delle persone e i gruppi potrebbero avere difficoltà. Secondo alcuni si rovinerà la vista su St. Paul. E, last but not least, l’opera costerà 175 milioni di sterline, di cui solo una parte sarà finanziata da privati; e si contesta il fatto che ben altre infrastrutture avrebbero necessità di essere manutenute, implementate, restaurate in altre zone della città. Insomma per citare ancora il Guardian “un’idea carina, nel posto sbagliato e per le persone sbagliate”.

 


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