28 novembre 2017

Il primo Stato senza pena di morte

Il 30 novembre 1786 rappresenta una data storica per la storia dell’ordinamento penale europeo e mondiale. In quel giorno, infatti, fu emanata a firma del granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena (che poi sarebbe divenuto Leopoldo II del Sacro Romano Impero) la Riforma della legislazione criminale del Granducato di Toscana, che aboliva, con un primato probabilmente planetario, la pena di morte, sostituendola con i pubblici lavori a vita.

Il nuovo codice penale toscano, che cassava anche la possibilità di ricorrere alla tortura, era stato preparato negli anni precedenti dal giurista fiorentino Pompeo Neri, uno dei principali artefici delle politiche riformiste degli Asburgo-Lorena, che aveva collaborato con l’illuminato granduca anche alla progettazione delle bonifiche della Maremma.

L’abolizione della pena di morte in Toscana aveva naturalmente diretta filiazione da un ambiente culturale intriso di illuminismo e dalle posizioni espresse nel 1764 dal giurista milanese Cesare Beccaria nel pamphlet Dei delitti e delle pene, che aveva suscitato alla sua uscita un ampio e acceso dibattito all’interno del panorama intellettuale della Penisola e che finì addirittura per essere incluso nell’Indice dei libri proibiti nel 1766, a causa della distinzione postulata dall’autore tra il concetto di reato e quello di peccato.

Se la pena capitale era sempre esistita in tutti gli ordinamenti antichi, idee contrarie a essa si erano già manifestate fin dal Medioevo in circoscritti ambiti teologici e filosofici; tuttavia, prima del trattato beccariano, che riscosse enorme successo in Europa, le posizioni abolizioniste avevano sempre avuto scarsa risonanza. Con la risoluzione di Leopoldo, invece, il giurista poteva dire di aver vissuto abbastanza per vedere realizzato il suo sogno almeno in uno Stato europeo: aveva infatti scritto, in calce al pamphlet, «Se dimostrerò non essere la pena di morte né utile, né necessaria, avrò vinto la causa dell’umanità».

Oggi purtroppo sono ancora molti i Paesi nel mondo in cui vige la pena di morte, a volte anche per reati comuni: tuttavia l’Italia si è arrogata un altro importante merito il 18 dicembre 2007, quando l’ONU ha approvato su sua proposta una storica risoluzione per la moratoria universale della pena di morte: un’ulteriore tappa di un lento ma indispensabile cammino di civiltà.