3 aprile 2019

Roma. Il racconto di cento donne

«Quando penso a Roma non riesco a non immaginarla così. Come una macchina che lentamente comincia a mettersi in moto, e una luce fantastica che illumina i tesori architettonici. Dopo poche decine di minuti la magia si spegne, la città si riempie e per tutti comincia la giornata. Una magia che ogni giorno si rinnova»: attraverso lo sguardo di Maria, conducente di tram di origine siciliana, riusciamo a immaginare il risveglio nelle prime ore dell’alba della città, con la sua celebre luce magnifica a formare figure geometriche sulle sue architetture. È uno sguardo intimo e particolare, come quello delle altre novantanove donne, tutte diverse tra di loro per esperienza, provenienza ed età, che sono state scelte per raccontare Roma e restituircene almeno in parte le sue molteplici identità, in modo non banale e stereotipato, nella mostra organizzata dalla Treccani dal titolo, appunto, Roma. Il racconto di cento donne, ai Musei Capitolini dal 4 aprile al 12 maggio. I loro punti di vista e il loro vissuto sono narrati attraverso le foto di Jacopo Brogioni – interni ed esterni, scorci di una città vissuta e attraversata quotidianamente, luoghi di vita ordinaria, talvolta periferici, non solo dunque quelli più noti che ci si potrebbe attendere da una mostra dedicata alla città eterna – e i racconti raccolti da Raffaele Timperi attraverso libere interviste alle protagoniste.

Dai luoghi da esse prescelti, i loro volti e le loro parole, emerge così un ritratto sfaccettato della città ed estremamente vivo. Per alcune testimoni, il rapporto con Roma affonda le radici in un tempo piuttosto lontano, e attraverso il loro sguardo si percepiscono i cambiamenti che negli ultimi decenni la città ha subito, conservando però nel contempo anche le tracce di quello che è stata in passato: il mercato di Campo de’ Fiori, per esempio, raccontato da Franca che ci lavora e che nel rione Parione è nata, perde il suo profilo turistico per tornare a essere quel luogo popolare in cui «la piazza e le strade della zona erano un’estensione di casa», e con questi posti gli abitanti avevano «la stessa familiarità che si può avere oggi dentro le mura della propria abitazione»; o la zona del Laurentino 38, attraverso le parole di Tina che ci venne ad abitare dalla provincia negli anni Cinquanta, si rianima delle battaglie per le periferie vivibili compiute in quei decenni. Altri sono invece sguardi “a volo d’uccello”, freschissimi, come quello di una turista americana studentessa di architettura che, giunta per la prima volta in città, cede a una ammirazione stupita e inattesa, uno stupore peraltro che anche romani di nascita ogni tanto si ritrovano a provare presi quasi alla sprovvista, come la psicanalista Manuela, che di Roma vede i ben noti difetti, l’autodistruttività «di rara portata», il fatalismo o il cinismo, e che però non le impediscono di adorarla.

Il Verano, il Policlinico, il Tribunale, il Ponte di ferro, un locale da parrucchiere, un interno di una casa borghese e di una normalissima abitazione di un quartiere popolare; il punto di vista di una trans brasiliana, che ha scoperto in Roma una città senza pregiudizi, e quello di una rappresentante dell’esercito, che la trova altrettanto accogliente e generosa: come scrivono i due autori della mostra, «senza esprimere giudizi, senza una morale da difendere o di cui fregiarsi, il progetto non si è posto come obiettivo denunciare ciò che è sbagliato o celebrare ciò che giusto, ma piuttosto raccontare tutto quello che muove Roma presentandolo per ciò che è e per come decide di rappresentarsi».

 

Roma. Il racconto di cento donne, Roma, Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori, Sale terrene, Piazza del Campidoglio 1

A cura di Treccani in collaborazione con CultRise

Allestimento di Studio FUKSAS

Apertura al pubblico 4 aprile - 12 maggio 2019

Tutti i giorni ore 9.30-19.30

Ingresso gratuito

 

Immagine: Foto di Jacopo Brogioni

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