19 maggio 2017

Il rischio di Alpi senza neve

Le Alpi sono la catena montuosa più importante d’Europa e, da sempre, uno dei suoi luoghi più affascinanti. Ormai da qualche anno il turismo invernale preoccupa i residenti e gli istituti di ricerca poiché l’aumento del riscaldamento terrestre ha inciso notevolmente sulle nevicate. Infatti, mentre la temperatura globale è aumentata di 1 grado, nella zona alpina è salita di 2 gradi. Questo ha determinato un impatto immediato sui ghiacciai, che si sono ritirati almeno della metà della grandezza iniziale, con un’ulteriore riduzione, fino al 90%, prevista per la fine del secolo.

È questo il risultato di un recente studio condotto dall’Institute for snow and avalanche research SFL, con il Cryos laboratory dell’École polytechnique fédérale di Losanna, in Svizzera, che ha raccolto i dati sul clima ottenuti dall’analisi di due aree: il bacino del fiume Aar e i Grigioni. Il primo è un affluente del Reno e attraversa il continente fino al Mar del Nord; dai Grigioni, invece, proviene l’acqua che giunge fino al fiume Inn. 

Lo studio conferma la perdita di almeno il 70% della copertura nevosa delle Alpi entro il 2100 e sostiene che la neve potrebbe quindi essere sostituita dal fango, comportando così un cambiamento nelle condizioni generali dell’area, che vedrebbero alternarsi piogge torrenziali e lunghe siccità. Il cambiamento climatico incide anche sulla durata del periodo invernale, che inizierà con addirittura un mese di ritardo, determinando così l’impossibilità di praticare gli sport sciistici sotto i 2500 metri.

Christoph Marty, ricercatore del SLF e coautore dello studio, ha affermato che la recessione della neve sulle Alpi avverrà in ogni caso e che la nostra capacità di controllare le emissioni atmosferiche stabilirà solo quanto ampia essa sarà. Questa ricerca ha rilevato, infatti, un assottigliamento della stratificazione della neve per ogni periodo dell’anno indipendentemente dalla quota, e se la temperatura globale dovesse superare i 2 gradi ci sarebbero ripercussioni sullo spessore della neve di almeno il 40% anche a quote di 3000 metri. Inoltre, ha lanciato un allarme affinché si assumano provvedimenti per stabilizzare la temperatura, con l’attivazione e il controllo costante dei punti trattati nell’accordo di Parigi.

Questi cambiamenti climatici colpiranno anche il settore turistico delle località alpine. Infatti, il cambiamento più incisivo riguarderà prevalentemente le quote intorno ai 1200 metri, sede di buona parte degli impianti sciistici. Questione non sottovalutata nemmeno dal direttore dello studio, Sebastian Schlögl, il quale ha affermato che l’economia di molti comuni alpini dipende fortemente dal turismo invernale ed è quindi prevedibile che i centri turistici soffriranno in futuro per le conseguenze del cambiamento climatico. Si è inoltre soffermato sul fatto che la minore copertura nevosa e la scomparsa dei ghiacciai alpini altererà la portata d'acqua di torrenti e fiumi, modificando notevolmente l'equilibrio ecologico delle Alpi e la quantità di acqua destinata all'irrigazione dei campi agricoli e alla produzione di energia.

 


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