20 marzo 2014

Il ritorno di Donna Tartt

A oltre vent’anni da Dio di illusioni, romanzo cult di una generazione, e dodici dal Piccolo amico, Donna Tartt torna nelle librerie con Il cardellino, uscito lo scorso ottobre negli Stati Uniti, dove ha incontrato l’entusiastico elogio di Stephen King.

Lungo quasi novecento pagine si snodano le avventure del tredicenne Theo Decker, a partire dalla tragica perdita della madre, fra le vittime di un attentato al Metropolitan Museum di New York. Sotto shock ma illeso, Theo fuggirà dal museo inosservato – nello zaino il piccolo Cardellino del fiammingo Carel Fabritius – verso le future tappe della sua sfortunata esistenza, fra giocatori d’azzardo, traditori, antiquari e inaspettate gentilezze. A metà strada fra thriller e bildungsroman, straniante non da ultimo per l’assenza di precisi riferimenti temporali, Il cardellino abita la memoria dei suoi lettori come uno di quei sogni non più distinguibili dai ricordi autentici, lasciando il protagonista senza volto, poiché attraverso i suoi occhi abbiamo visto il mondo. 

Il congegno narrativo in prima persona maschile, fondato su misteriose corrispondenze e frutto di un paziente lavoro di oreficeria, dimostra l’indiscutibile talento di Donna Tartt per l’affabulazione, e certo giustifica la lunga attesa. Pure, tanta e tale attenzione al particolare presenta dei rischi. È il caso delle molte pagine dedicate all’ormai adolescente Theo alla deriva nella periferia di Las Vegas e al suo poco convincente amico Boris, baby-tossicomane di nazionalità indefinita ma avido lettore di Dostoevskij. 

La Tartt, si è detto, insegue la realtà nel più minuto dettaglio, riflettendola in uno specchio a tratti deformante, e qualcosa di desolato, ma diversamente che in Dickens privo di grandi speranze, pervade l’intero romanzo. Capitolo dopo capitolo si è trascinati nell’oscuro vortice di pessimismo senza scampo. Lo stesso dipinto sembra portare con sé la distruzione alla quale, come Theo, è scampato per miracolo. Ricercato per mezzo mondo, il capolavoro trafugato diviene al contempo maledizione e àncora di salvezza: è nella bellezza, sembra dirci l’autrice, l’unico possibile riscatto. Tanto che viene da chiedersi se il cupio dissolvi dell’ingenuo, corrotto Theo Decker, eroe negativo come pochi altri, non vada forse letto come pervertito riflesso del candore di un Principe Myskin. 

Un’inaspettata via di uscita arriva nella finale e forse non troppo credibile vertigine di eventi, riprova di come la Tartt sappia intessere complesse storie oscure, conturbanti e magnifiche, manovrando sapientemente i fili del suo teatro di marionette. E sebbene forse, questa volta, non tutto torni nell’economia del racconto, la sensazione è che ciò non impedirà al Cardellino di frullare le ali ancora a lungo.

 

Donna Tartt, Il cardellino Trad. di M. Zilahi De’ Gyurgyokai pagine 892, Rizzoli, 20€


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