30 marzo 2016

Il triste segreto della Gestapo

La ricerca storica nel perseguire attraverso nuova documentazione e diversificati strumenti di indagine una lettura più approfondita della realtà ottiene l’effetto collaterale di incrinare consolidati luoghi comuni e approssimazioni consolatorie. A partire da un’analisi rigorosa dell’archivio della Gestapo di Düsserldorf, lo storico britannico Frank McDonough in Gestapo: la storia segreta, pubblicato in Italia da Newton Compton, nella traduzione di Daniele Ballarini, ci offre un inedito spaccato dell’apparato repressivo del nazismo all’interno della Germania, mettendo a fuoco il rapporto con la popolazione tedesca e le sue minoranze. L’idea che la Gestapo, Polizia Segreta di Stato (Geheime Staatspolizei) rappresentasse un enorme ed efficiente apparato di controllo e di terrore diffuso non è supportata dalla documentazione: gli agenti, molti dei quali entrati nella polizia segreta prima dell’avvento di Hitler, erano circa 15.000 su una popolazione di più di sessanta milioni di tedeschi. McDonough descrive “un’organizzazione di scarse risorse e oberata di lavoro”. L’apparato era vigile e ossessivo, feroce quando serviva, ma non sempre efficace; gruppi di giovani oppositori, organizzati in bande di quartiere, riuscirono a operare per oltre un decennio. D’altro canto, un’ampia parte della popolazione aderiva al nazismo, rispettava le leggi, non viveva l’apparato repressivo come una minaccia diretta e ne sosteneva anzi direttamente l’operato. La maggior parte degli arresti avveniva su segnalazione o delazione da parte di privati cittadini. La forza reale della Gestapo si reggeva dunque sul sistema fittissimo di sostegno, delazione e vigilanza che i simpatizzanti del nazismo, i comuni cittadini patrioti, offrivano alla polizia segreta. Sono aspetti forse meno noti e per certi versi più inquietanti di quel sistema totalitario: un regime violento, che opprimeva le minoranze, che negava i diritti degli indagati con arresti arbitrari e interrogatori brutali, contando però sull’adesione convinta e attiva di settori ampi della nazione. La Gestapo fu condannata a Norimberga come organizzazione criminale; con i singoli membri dell’organizzazione si affermò però con il tempo una benevola indulgenza ed essi vennero considerati sostanzialmente dei funzionari che avevano ubbidito agli ordini. Circa il 50% degli agenti della Gestapo venne reintegrato nel servizio pubblico.

 


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