12 novembre 2018

Immagini di un mondo fluttuante

Negli anni Trenta dell’Ottocento, prima che il Giappone intraprendesse sotto l’imperatore Mutsuhito (era Meiji, 1868-1912) la grande opera di modernizzazione e apertura del Paese, si ebbe l’apice della produzione Ukiyo-e, la “pittura del mondo fluttuante”. Si trattava di una forma di arte fiorita a Edo, l’attuale Tokyo, nel XVII secolo, popolare ed economica, pensata per coloro che non potevano permettersi dipinti costosi: era infatti una produzione di massa, composta soprattutto di xilografie a grande tiratura, dapprima in nero e poi colorate, che riprendevano scene di vita quotidiana e cittadina, paesaggi, soggetti lievi e poco impegnativi.

Ora Bologna celebra due dei suoi indiscussi più grandi maestri, Hokusai e Hiroshige, con una mostra che si terrà al Museo civico archeologico fino a marzo 2019, dal titolo Hokusai – Hiroshige.  Oltre l’onda, in cui sono esposte circa 270 opere provenienti dal Museum of Fine Arts di Boston.

Hokusai era il nome d’arte dell’artista, nato a Edo nel 1760, Katsushika Sori, e significa “studio della stella polare”. Da giovane si dedicò soprattutto a ritrarre scene della vita quotidiana ricca e dinamica della città, personaggi famosi, musicisti e geishe, ma in maturità iniziò a interessarsi maggiormente a soggetti naturalistici e paesaggistici: di questa fase, l’opera più splendente è la serie Le trentasei vedute del Fuji (che in realtà sono 46), tra le quali la celeberrima Grande onda presso la costa di Kanagawa, esposta a Bologna.

Hiroshige apparteneva a un’altra generazione: era nato, sempre a Edo, nel 1797, ed era stato allievo di Utagawa Toyohiro, ma fu fortemente influenzato dall’opera di Hokusai. Divenne famoso proprio poco dopo l’uscita delle Trentasei vedute del Fuji, grazie alla serie, a esse ispirata, Cinquantatré stazioni di posta del Tōkaidō, in cui rappresentava poeticamente paesaggi e scene della grande strada alpestre di collegamento tra Edo e Kyoto, in ogni stagione, con uso sapiente della prospettiva. La sua serie più famosa è le Cento vedute di luoghi celebri di Edo (in realtà 119), che fu interrotta dalla morte dell’artista nel 1858, realizzata in formato verticale anziché orizzontale come più comune era per le serie paesaggistiche, con uno studio raffinato e inedito del primo piano, e che ebbe grandissima influenza sull’arte occidentale, e in particolare su Monet e van Gogh: opere appartenenti a questa serie chiudono il percorso della mostra bolognese.

 

Hokusai - Hiroshige. Oltre l’onda, Bologna, Museo civico archeologico, fino al 3 marzo 2019

 

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