22 luglio 2019

In Ogliastra, seguendo un filo di pietra

Il Supramonte di Urzulei, i vitigni di Jerzu; i boschi di Seui, la valle del Flumendosa; Ulassai e Ussassai; Escalaplano e Lotzorai: in Ogliastra i nomi di molti paesi, fiumi e montagne sembrano usciti dritti dritti da un romanzo di Tolkien. Anche il paesaggio non scherza, virando di continuo tra mare e boschi, lagune e grotte, valli monumentali e foreste primarie di lecci e pini neri. Si va percorrendo strade ad anello in su e in giù, tra ettari infiniti di natura selvaggia in un entroterra condiviso dalle province di Nuoro e Cagliari: siamo in Ogliastra, la vasta area storico-culturale della parte orientale della Sardegna  che fino al 2016 è stata anche provincia, con capoluoghi Lanusei e Tortolì.

Il suo, di nome, deriva da una pietra acuminata alta quasi 130 metri che si erge dritta a picco sul mare: l’Agugliastra o Pedra Longa, guglia calcareo-dolomitica che svetta in costa nel territorio di Baunei. Rocce e minerali del resto non contraddistinguono solo la  toponomastica locale ma sembrano costituire il denominatore comune e il connotato saliente dei luoghi ogliastrini: dominano dall’alto con l’imponenza di giganteschi tacchi calcarei che fiammeggiano al tramonto; sorprendono per varietà di colori e concrezioni nelle grotte sotterranee scavate in milioni di anni da fiumi impetuosi; danno forma a muretti a secco e ovili storici ancora riconoscibili qua e là nelle campagne; si stagliano verso il cielo a foggia di affilate lame bianche negli altopiani a ridosso della Barbagia e del Gennargentu; sulla costa creano insenature di una bellezza rara, dove il mare sfoggia tutte le sue sfumature diamantine.

 

I tacchi di Ulassai (foto di Valeria Canavesi)

Un immaginario filo di pietra si snoda nel territorio permettendo ai viaggiatori di collezionare scoperte possibili solo qui: da nord a sud l’Ogliastra dissemina tracce da riconoscere e seguire, come i sassolini della famosa favola di Perrault. Le più semplici da trovare sono senz’altro le meraviglie costiere: Cala Goloridzé, Cala Mariolu, Cala Sisine, Cala Luna si susseguono tra gli impervi promontori del Golfo di Orosei in un crescendo di archi naturali, pareti perpendicolari, sabbie sfolgoranti (da evitare però in luglio e agosto, quando il sovraffollamento di natanti e bagnanti diventa intollerabile). Muovendo a sud, oltre l’altopiano di Baunei, le alte pareti a strapiombo lasciano improvvisamente il posto ad arenili che sembrano messi lì apposta per chi ama il relax sul mare. Da Santa Maria Navarrese a Girasole, da Arbatax fino a Bari Sardo e Gairo è un continuum di spiagge incantevoli in cui la pietra si esprime in altre forme: ciottoli colorati, scogli calcarei, faraglioni granitici si alternano tra il lido di Orrì, la spiaggia di Cea, Marina di Cardedu, Coccorrocci. Oltre però non si va: dopo la torre di Murtas i pensieri si fanno più cupi. Vanno al Salto di Quirra, ai poligoni dell’esercito e alle sperimentazioni belliche dagli effetti devastanti sui quali la magistratura non ha ancora emesso il verdetto finale. Il filo di pietra cuce insieme bene e male, perché la base militare ha sede a Perdasdefogu, paese colpito e affondato tra la valle del Flumendosa e il mare Tirreno che ci parla, manco a dirlo, di pietre e di fuoco.

La roccia continua a indicare la strada, suggerendo destinazioni dalla forte carica suggestiva: su Marmuri, l’imponente grotta calcarea dentro al tacco di Ulassai; il Golgo, voragine di 270 metri nell’altopiano di Baunei; la Scala di San Giorgio di Osini, angusta gola delimitata da pareti rocciose alte fino a 100 metri; il monte Perda 'e Liana, riconoscibile anche a grande distanza per la sua forma a cono sormontata da un impressionante monolite di pietra calcarea. Di roccia sono anche le Tombe dei giganti, le domus de janas e i nuraghi disseminati sul territorio come quello di s’Arcu ‘e is Forros nei pressi di Villagrande Strisaili, uno dei paesi ogliastrini noti per l’eccezionale longevità dei suoi abitanti. Tra curve, tornanti, ponti e cavalcavia ci si può addentrare anche nel massiccio del Gennargentu, dove fino a qualche anno fa il trenino verde a scartamento ridotto si inerpicava con il suo carico di viaggiatori slow. Purtroppo il servizio è stato sospeso per la pericolosità di alcuni tratti e la mancata manutenzione della linea: un colpo basso per lo sviluppo turistico locale, ulteriormente penalizzato dall’interruzione dell’attività aeroportuale di Arbatax. Chi ama la Sardegna però non rinunci e provi a riavvolgere a modo proprio il filo di roccia che qui sembra unire ogni cosa. Ovunque in Ogliastra le scoperte sapranno ripagare il poco di fatica richiesta. Con gli interessi.

 

Immagine di copertina: I faraglioni di Cea (foto di Valeria Canavesi)

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