17 ottobre 2014

In letargo, verso Marte

La possibilità di inviare degli astronauti in missione su altri pianeti è strettamente legata alla capacità degli esseri umani di sopportare la durata di un viaggio così lungo ed estenuante, caratterizzato da condizioni innaturali, e che potrebbe protrarsi per mesi, se non anni. Senza contare lo spazio necessario a immagazzinare le tonnellate di cibo, strumentazioni e risorse necessarie a mantenere in salute (e in vita) l’intero equipaggio.

Per questo la Nasa ha finanziato la realizzazione del primo prototipo di unità per l’animazione sospesa, studiato appositamente per accogliere gli astronauti in rotta verso Marte: il pianeta rosso sarà infatti oggetto di una missione che, secondo i programmi dall’agenziale spaziale statunitense, dovrebbe portare il primo uomo su Marte entro il 2040. Il sistema, sviluppato dalla SpaceWorks Enterprises (società specializzata nel trasporto spaziale), è in grado di indurre un preciso stato di ipotermia, noto come torpore, inoculando attraverso alcuni tubi – inseriti nel naso e alla base del cranio degli astronauti – un liquido refrigerante che inizialmente causa il blocco neuromuscolare e quindi un abbassamento della temperatura corporea, che finisce per attestarsi sui 10 gradi Fahrenheit (-12 °C). In questo modo il tasso metabolico e l’attività cellulare dei ‘dormienti’ subiscono una riduzione significativa, che varia dal 50% al 70%. Un sistema di alimentazione per via endovenosa e un set di stimolatori muscolari elettrici completano il dispositivo, che attualmente – secondo i responsabili – è in grado di far sopravvivere un intero equipaggio in uno stato di ‘sospensione vitale’ per un’intera settimana. Siamo insomma ancora lontani dall’obiettivo finale, considerando che un viaggio di sola andata verso Marte potrebbe durare, nell’ipotesi peggiore, più di 180 giorni. Eppure, la possibilità di mettere l’equipaggio ‘in letargo’ per tutta la durata del viaggio potrebbe risolvere alcuni nodi ingegneristici legati alla progettazione delle navicelle spaziali. Se l’ibernazione assistita dovesse diventare una realtà, si potrebbe dedicare meno spazio alla progettazione di locali destinati alle attività motorie, all'espletazione dei bisogni primari e all’immagazzinamento delle provviste: tale cambiamento si traduce innanzitutto nella costruzione di veicoli più piccoli, più veloci, in cui le risorse economiche possono essere maggiormente concentrate sugli scudi e su altri sistemi di sicurezza. L’idea non è certamente originale: è stata già vista in alcuni classici della fantascienza come Alien, Il pianeta delle scimmie e 2001: Odissea nello spazio. Bisognerà attendere ancora qualche anno prima che la realtà possa finalmente colmare il divario con la fantasia.


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