10 marzo 2021

Infernvm, Dante in rap

C’è un ‘furore del dire’, una necessità, per usare le parole dell’antropologo francese Georges Lapassade, che a questo linguaggio dedicò un approfondito studio, che fa del rap la forma di espressione musicale che, più di tutte, mescola con disinvoltura il piacere della festa, il bisogno di coltivare consapevolezza sociale e di ‘trasmettere’ il sapere. Succede, con i lavori di Murubutu, nome d’arte di Alessio Mariani, rapper di Reggio Emilia che divide la sua esistenza tra le aule di un liceo della sua città, dove insegna Storia, e i palchi di club e festival in giro per l’Italia, dove da molti anni mette in scena il suo efficacissimo ‘storytelling’, la capacità di racchiudere, nel breve volgere di una canzone, una storia, un racconto. Mescolando grande amore per la letteratura di viaggio, autori legati alla rievocazione della Resistenza e, naturalmente, attenzione per la quotidianità.

Dischi, i suoi, con un retrogusto tra le tavole di Pratt e l’esotismo di Salgari, lontani dalla consuetudine con i temi di importazione anglosassone del genere, dai quali l’artista si discosta ancora di più nell’ultimo lavoro Infernvm, dedicato alla cantica della Divina Commedia e realizzato insieme all’altro virtuoso italiano della narrazione hip hop fuori da ogni schema, il marchigiano Claver Gold.

I due hanno realizzato un disco che usando criteri di classificazione in voga soprattutto nella stagione del rock ‘progressivo’ europeo dei primi anni Settanta potrebbe essere definito un ‘concept album’. Tempi nei quali il rock, cultura popolare, miscuglio di fonti che si intrecciano sulla strada, subiva il fascino del sapere accademico, che si traduceva in omaggi alla musica sinfonica e ai libri dei grandi autori del passato.

Tutto questo non appartiene all’Infernvm di Murubutu e Claver Gold, che ‘utilizzano’ la poetica di Dante Alighieri per restituirci la presenza, intorno a noi, di una tipologia umana drammatica e senza tempo, dimostrando quanto i personaggi più rappresentativi incontrati dal poeta vivono anche oggi, con gli stessi vizi e distorsioni. Così l’Inferno della Divina Commedia diventa per i due rapper, la perfetta ambientazione per un ‘teatro dell’Assurdo’, dove si muovono, e ci sembra di incontrarli ogni giorno, Caronte, Pier della Vigna, Taide. E, tramite le loro parabole, i due musicisti, parlano al loro pubblico, molto giovane, di dipendenza da sostanze, bullismo, prostituzione, individualismo. Con una efficacia didattica che passa per le atmosfere della ‘festa’. C’è un disco, uno degli album che hanno segnato l’identità dell’hip hop, registrato nel 1990 dall’americano virtuoso dell’incastro delle rime, KRS-One, il cui titolo recita Edutainment, che è una contrazione di Education ed Entertainment.  ‘Educazione e intrattenimento’, una linea guida che il rap della ‘golden age’ degli esordi, metà anni Settanta, sino a tutti gli anni Ottanta, ha interpretato, in maniere certamente molto diverse. A quella ‘fonte’ tornano Murubutu e Claver Gold, immergendosi nell’universo dantesco, studiandolo, ricostruendolo, offrendolo ai ragazzi che amano l’hip hop come strumento per leggere il presente. A proposito del suo disco precedente, Tenebra è la notte e altri racconti di buio e crepuscoli, il musicista di Reggio Emilia aveva detto, «Rendere Rigoni Stern, Haruf e Kafka protagonisti di una rima rap li fa sentire più vicini, aiuta ad amarli. Per questo nell’album ci sono frammenti di testi di scrittori e filosofi, sia classici che contemporanei, da Dostoevskij a Ishiguro e ci sono anche canzoni ispirate a opere come il carteggio tra Franz Kafka e Milena Jesenská, al quale ho dedicato Franz e Milena». Adesso tocca a Dante Alighieri diventare flusso di parole rap.

 

Immagine: Primo piano del monumento in marmo bianco di Dante Alighieri di Enrico Pazzi in piazza Santa Croce, Firenze. Crediti: xsmirnovx / Shutterstock.com

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