21 marzo 2013

Influenza SARS, dieci anni dopo

Sindrome respiratoria acuta grave. Il suo nome è parte della sua storia: all’inizio era stata chiamata semplicemente “polmonite atipica”, ma già al secondo allarme l’Oranizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha capito che si trattava di un’emergenza diversa dalle altre. Che meritava l’attenzione di tutti, dai cittadini ai media: per questo serviva l’acronimo giusto, efficace e facile da ricordare. Alla fine è stato proprio un giornalista, Dick Thompson, a coniare l’espressione “Severe Acute Respiratory Syndrome”. La prima minaccia planetaria per la salute del ventunesimo secolo aveva ora un nome: SARS. Era il marzo del 2003. Nel giro di pochi mesi, oltre 8000 persone in circa 30 paesi sono state contagiate, e 774 di loro sono morte. Un numero, unito alla rapidità del contagio, che ha fatto subito parlare di epidemia. A partire da una piccola città della Cina meridionale, il focolaio della SARS ha raggiunto Hong Kong, importante scalo intercontinentale, e da lì si è esteso a diverse città dell’estremo Oriente, fino ad arrivare a Pechino. Un’epidemia aerea, quindi, nel vero senso letterale: nel nostro secolo, anche i virus possono raggiungere l’altro capo del mondo in poche ore. E così la SARS ha viaggiato da Hong Kong fino al Canada, infettando diverse persone a Toronto, per poi spostarsi a Ottawa, San Francisco, Ulan Bator, Manila. L’unica soluzione, quindi, era limitare per quanto possibile la diffusione del virus. In un clima di crescente tensione mediatica, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha scelto la linea dell’intervento tempestivo su ogni sospetto di contagio, applicando la quarantena dei possibili malati su vastissima scala. Se da un lato questa strategia ha inizialmente contribuito a diffondere il panico nei paesi colpiti, dall’altro si è rivelata estremamente efficace: a inizio luglio l’allarme era rientrato. Ma qual è stata l’eredità lasciata dalla SARS? E in che modo un’emergenza di pochi mesi ha contribuito a cambiare il concetto moderno di epidemia? La prima conseguenza a breve termine è stata la  nascita di un nuovo regolamento sanitario internazionale, volto a favorire la trasparenza delle informazioni e la pronta adozione di misure straordinarie, nonostante il rischio di danni economici o di immagine. Più in generale, ci si è resi conto per la prima volta che i confini tra epidemia e pandemia si stavano potenzialmente assottigliando. Le infezioni virali nuove per la specie umana, se non diagnosticate in tempo, hanno infatti un margine di diffusione molto più ampio rispetto al secolo scorso. Nel caso della SARS, l’agente eziologico era un coronavirus (virus a RNA così chiamato per la sua forma a corona) di origine animale che aveva “attraversato” la barriera umana, permettendo poi la trasmissione uomo-uomo. Questa categoria di virus non era mai stata oggetto di ricerche antivirali prima di allora, e quindi è stato necessario un po’ di tempo prima che si potesse raggiungere una diagnosi certa. Le misure di prevenzione adottate dall’Oms si sono rivelate efficaci anche perché il momento di massima trasmissibilità del virus non era immediato, ma corrispondeva a circa una settimana dopo la prima comparsa dei sintomi. Molti si sono chiesti cosa sarebbe successo se il SARS-Cov si fosse comportato come il virus dell’influenza, che è contagioso soprattutto all’inizio della malattia. Nel 2013, a distanza di dieci anni, la medicina è sicuramente più preparata a identificare e descrivere virus sconosciuti. La lezione della SARS ha aperto la ricerca a nuovi e più approfonditi studi antivirali, sui coronavirus e su altri agenti patogeni. Ad esempio, oggi le avanzate tecniche di sequenziamento del DNA permettono di individuare un’infezione direttamente da un campione cellulare del paziente, senza effettuare necessariamente una coltura. Tempi più rapidi, quindi, e risposte più precise. Eppure, per quanto la scienza abbia fatto diversi passi avanti, molte questioni sociali rimangono le stesse. Prima tra tutte, la comunicazione e la gestione del rischio, che in ambito sanitario sta assumendo un ruolo sempre più importante.


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