31 marzo 2017

Influenza aviaria, scoperta “chiave” con cui si adatta all’uomo

È l’acido ribonucleico (RNA), molecola polimerica che affianca il DNA, ad aver provocato infezioni di influenza aviaria nel 2013. È quanto scoperto da un gruppo di lavoro dell’università di Hong Kong, diretto da Honglin Chen, i cui risultati sono stati diffusi su Nature Communications. La molecola di RNA è stata trovata nel virus del tipo A (H7N9). Sebbene gli uccelli ne siano il serbatoio naturale, pochissimi sono i ceppi che riescono a generare infezioni anche nelle persone, ma secondo lo studio di Honglin Chen il frammento della molecola di RNA, che si trova appunto nel virus H7N9, riesce a potenziare la sua capacità di replicarsi sia all’interno dell’organismo degli uccelli sia nelle cellule umane. Una scoperta importante, alla luce dei casi di influenza aviaria avvenuti negli ultimi anni. Tutti i geni del virus H5N1, responsabile dell’influenza dei polli, sono di origine animale e dall’analisi della sua mappa genetica risulta, inoltre, che non è avvenuta alcuna mutazione che possa renderlo adattabile all’uomo. Sin dalle sue origini, l’influenza dei ‘polli’, che ha colpito numerosi Paesi asiatici, si è propagata facendo salire l’allarme tanto che le organizzazioni internazionali hanno preconizzato un’accresciuta e stretta sorveglianza dei movimenti di animali e delle operazioni per la loro eliminazione. I primi casi umani di questa patologia - segnalata per la prima volta in Italia più di 100 anni fa - risalgono al 1997 quando a Hong Kong 18 persone si ammalarono e 6 ne morirono. Responsabile risultò il ceppo virale H5N1. Allora l’eliminazione di oltre 1,5 milioni di polli in soli tre giorni ridusse le possibilità di nuovi casi di trasmissione all’uomo e probabilmente evitò una pandemia influenzale. Anche l’epidemia di influenza aviaria, cominciata in Corea del Sud nel dicembre 2003, è stata causata da questo virus il cui ceppo, che sembra resistere al vaccino per gli animali, sarebbe anche responsabile di infezioni umane. Secondo i ricercatori i casi che si sono verificati nell’uomo dovrebbero essere considerati con molta attenzione dal momento che questo particolare ceppo potrebbe avere dato il via alla nuova ondata di trasmissione dell’H5N1 e potrebbe potenzialmente espandersi verso l’Eurasia. Senza programmi di sorveglianza più numerosi ed estesi, rilevano gli studiosi, sia negli allevamenti di pollame sia fra gli uomini potrebbe essere difficile identificare un’eventuale epidemia nell’uomo. L’unica possibilità di contagio resta quella da animale a uomo e resta legata all’esposizione a massicce dosi virali e in condizioni igieniche precarie, caratterizzate dallo stretto contatto degli esseri umani con gli animali infetti. Ciò perché i recettori dei virus aviari presenti nell’uomo sono molto scarsi e localizzati nella parte profonda delle vie respiratorie. Però l’H5N1, continua a evolversi grazie alla sua ipermutabilità e di questa caratteristica bisogna tenere conto, anche aggiornando il vaccino destinato al pollame.  


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