25 settembre 2013

John Alcott, il maestro della luce

Durante gli anni '70, il regista Stanley Kubrick realizzò opere cinematografiche uniche dove la perfezione, o quantomeno il tentativo di raggiungerla, venne definita “ossessiva”. I tagli furono per lui essenziali al punto che impiegò giorni per distruggere con il fuoco gli scarti in una discarica, tonnellate di girato non usato dato alle fiamme.

Voleva esser certo che alcun segmento di pellicola personalmente non approvato gli sopravvivesse. Lo stile cinematografico di Stanley si distinse per l'attenzione e la meticolosità nei dettagli, qualità che lo resero inarrivabile per genialità e provocazione. La Academy gli conferì molte nomination ma, quasi a beffa, ben poche vittorie e mai per la regia o il miglior film. Ottenne un Oscar per la fotografia con Barry Lyndon, trasposizione del romanzo di William Makepeace Thackeray ambientato nell'Inghilterra del 18° secolo. Un riconoscimento innegabile ma non apprezzato dal pubblico e risultato poi un flop commerciale. Nonostante ciò, Barry Lyndon è ritenuto il capolavoro dello studio delle luci, catturate grazie all'utilizzo di una speciale lente e, a distanza di 38 anni, mantiene la sua unicità in campo cinematografico. Ogni scena vive di luce propria, senza il supporto di illuminazioni artificiali o elettriche. Lo scopo era ricreare il chiarore soffuso dell'Inghilterra prima dell'era industriale come restituito nei quadri dell'epoca - incluse le scene notturne - riprese che fecero entrare il regista nella leggenda. Per girare in situazioni tanto critiche, Kubrick si procurò l'ottica più luminosa mai realizzata, la Zeiss 50 mm diaframma 0.7, lente in 3 esemplari che nasceva da un progetto della NASA interessata a fotografare il lato oscuro della luna nell'ambito del programma Apollo. In tre mesi, Ed Di Giulio adattò l'obiettivo ad una macchina Mitchell BNC e i ciak poterono iniziare. La realizzazione di Arancia Meccanica, Shining, 2001 Odissea nello spazio, Dr. Stranamore e Barry Lyndon fu possibile grazie al direttore della fotografia più fedele a Kubrick, John Alcott. Britannico, John risultò essere perfezionista e metodico quanto Stanley e tra loro nacque subito l'intesa. In un'intervista riguardante le difficoltà tecniche riscontrate sul set di Barry Lyndon, Alcott disse: "Questa ottica è ineguagliabile, quando si guarda attraverso qualsiasi altro tipo di lente si può stabilire se è o meno a fuoco. Ma quando utilizzi questa Zeiss, che sembrava avere una fantastica gamma di messa a fuoco, si scoprono in realtà gli enormi limiti di profondità di campo. Abbiamo dovuto analizzarla effettuando test da 200 fino a circa 4 metri". Un obiettivo luminosissimo dunque ma, quando utilizzato al massimo delle sue peculiarità, con un'area di nitidezza estremamente esigua. Alcune delle scene a lume di candela, dove solo gli occhi dell'attore inquadrato sono a fuoco, lo dimostrano. Kubrick “voleva conservare la patina naturale e l'atmosfera degli antichi castelli di notte per come realmente erano. L'uso di qualsiasi altra luce avrebbe reso artificiali le scene." Le limitazioni tecniche dell'ottica costrinsero gli attori a muoversi lentamente senza indietreggiare o avanzare, per lasciare invariato il fuoco conferendo alla pellicola una fluidità ipnotica, a detta di alcuni onirica.

John Alcott si affermò nella sua breve vita come uno dei più importanti direttori della fotografia del mondo. La sua affinità estetica con Kubrick gli permise di esordire in 2001 Odissea nello spazio, collaborazione che avrebbe raggiunto il suo apice un decennio più tardi proprio con Barry Lyndon. Ricordato come uomo modesto e timido, Alcott preferì far brillare i set piuttosto che rivolgere i riflettori su sé stesso. Con Kubrick sviluppò il concetto di uso della luce "naturale", tecnica che fu eseguita anche in diverse scene di Shining, durante le riprese del quale Alcott scelse di illuminare con fonti reali come lampadari e finestre. Per settimane effettuò test su modellini in scala del labirinto, così come per Barry Lyndon studiò i pittori del settecento per penetrare gli ambienti in assenza di illuminazione artificiale. Alcott era la mente alla quale si deve il compimento di alcune meraviglie della cinematografia e, come spesso accade per i grandi, visse la sua presenza con riservatezza e senza protagonismo. Per impegni già assunti con la produzione di Senza via di scampo, non fece parte del cast di Full Metal Jacket, ennesimo cult di Kubrick. Le pellicole uscirono entrambi l'anno seguente la scomparsa di Alcott, avvenuta la quale ben tre suoi film entrano nella top 20 dei "Best Shot" della American Society of Cinematographers. John Alcott morì nel 1986, stroncato da un infarto, durante un viaggio con la moglie a Cannes, una delle mecche di quel cinema che - come per Kubrick - faticò a conferire loro gli onori dovuti. Di Kubrick, Alcott disse: “Se non fosse stato un regista, sarebbe probabilmente divenuto il più grande direttore di fotografia.” Ma senza di lui, Kubrick non si servì più della luce naturale.

 

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