19 giugno 2012

Kandinskij: astrattismo tra Italia e Francia

Nel 1933 Kandinskij, dopo la chiusura da parte dei nazionalsocialisti della Bauhaus di Berlino, decise di trasferirsi dapprima a Parigi, poi a Neuilly-sur-Seine, a pochi chilometri di distanza. Il periodo trascorso in Francia fu denso di viaggi, tra l’altro più volte in Italia (espose anche alla Galleria del Milione a Milano), ma segnò anche una fase di definizione di una propria poetica in una città dominata da influssi surrealisti e cubisti; fu inoltre un tempo di intensi incontri e scambi con altri artisti, tra cui Miró, Mondrian, Brancusi, Arp. La mostra allestita al museo archeologico di Aosta (visitabile fino al 21 ottobre) vuole dare conto proprio dell’influenza  che il pittore russo esercitò in Italia e oltralpe. Le opere di Kandinskij sono dunque affiancate a quelle di Francis Picabia, Joan Miró, César Domela, Sophie Taüber-Arp, Ettore Sottsass, Piero Dorazio, Gillo Dorfles e altri ancora. Tra gli ambienti più suggestivi quello dove è stata ricostruita la Sala da Musica dell’Esposizione Internazionale dell’Architettura di Berlino del 1931, nella quale fu realizzata una decorazione in ceramica su disegno di Kandinskij. Con la musica del resto l’artista aveva un rapporto particolare: la considerava quasi inscindibile dalla pittura, riconoscendo e ‘vedendo’ nei suoni di celebri pezzi musicali i segni, le linee e i colori delle proprie tele (alcune delle quali, non a caso definì ‘sinfoniche’). Una passione condivisa e rispecchiata da Luigi Veronesi, anch’egli documentato nella mostra con le sue Composizioni.


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