18 ottobre 2018

L’influenza spagnola come ‘promemoria’

Cento anni fa, con la guerra ancora in corso, si ebbe la più grande pandemia della storia, quella che è stata chiamata influenza spagnola o la ‘grande influenza’, che causò milioni di morti in tutto il mondo – secondo alcune stime 50, ma secondo altre 100 – ed ebbe il suo picco nell’autunno del 1918. Un’anomalia che la caratterizzò, fu quella di colpire soprattutto giovani adulti precedentemente sani. Più atroce della peste del 1348 e di qualsiasi altra pandemia di cui si abbia memoria, fu però sminuita durante la sua devastante diffusione e poi fatta cadere nell’oblio. Nel corso del conflitto non si volevano ulteriormente deprimere truppe e civili, e infatti tra i pochi Paesi che ne davano notizia vi era la Spagna – da cui il nome – che era neutrale, e si tendeva perciò a minimizzarla e a dare solo poche indicazioni comportamentali di massima. Dopo la fine della guerra, come racconta in un bell’articolo Roberta Villa (2018), subì un meccanismo di totale rimozione, forse perché non si voleva più parlare di morte, o almeno si preferivano ricordare soltanto le morti ‘eroiche’, forse perché era uno scacco per la medicina dell’epoca; sicché se ne ricominciò a parlare, a raccontarla e a ricordarla solo molti decenni più tardi.

Sulla sua origine, sulle cause della sua virulenza e sul perché abbia colpito principalmente i giovani le ipotesi sono tuttora non unanimi, e proprio di recente è uscita una nuova ricerca (Back to the Future: Lessons Learned From the 1918 Influenza Pandemic) che ha compiuto una meta-analisi degli studi al riguardo, anche con la finalità pratica di non trovarsi impreparati in futuro di fronte a eventuali pandemie. Dopo la spagnola, infatti, si è assistito ad altre tre pandemie influenzali, benché meno violente di quella del 1918: l’asiatica del 1957, la Hong Kong del 1968 e la suina del 2009. Ciò dimostra che siamo sempre esposti al rischio ed è perciò “doveroso domandarci se siamo davvero preparati a una prossima pandemia influenzale o abbiamo ancora qualcosa da imparare”.

Secondo alcune stime, se un virus influenzale pandemico dovesse ricomparire oggi con una virulenza pari a quella del virus del 1918, la mortalità potrebbe salire a 21-147 milioni di persone. È improbabile, dicono gli studiosi, che quell’esatta combinazione di fattori – intrinseci al virus, di risposta immunitaria negli ospiti e di contesto sociale – che si verificò nel 1918 si ripeta ancora oggi. Tuttavia, potrebbero intervenire fattori nuovi.

Un elemento di maggiore vulnerabilità oggi potrebbe essere costituito dall’invecchiamento della popolazione: benché infatti la spagnola abbia colpito soprattutto i giovani sotto i 30 anni, forse perché non avevano sviluppato anticorpi in seguito a precedenti esposizioni a virus simili, è noto che la popolazione più a rischio sia quella anziana. Altri elementi di debolezza dell’ospite potrebbero essere l’obesità e le patologie tipiche che l’accompagnano, o il diabete, l’asma, le condizioni di immunodeficienza; o, soprattutto nei Paesi più poveri, la diffusione dell’HIV o della tubercolosi; o, ancora, i pregiudizi nei confronti dei vaccini.

Anche il cambiamento climatico potrebbe costituire un ulteriore fattore di rischio, sia condizionando i modelli migratori aviari e diffondendo il virus in una più ampia gamma di specie animali e quindi di località, sia causando carenza di cibo, carestie e nuove migrazioni umane: la spagnola si propagò soprattutto attraverso lo spostamento di truppe, ma trovò un terreno fertile anche per le diffuse condizioni di malnutrizione.

Benché le nostre conoscenze siano oggi molto più avanzate rispetto a quelle del 1918, e che tutti gli Stati abbiano definito programmi precauzionali per affrontare eventuali pandemie (screening dei passeggeri che viaggiano dalle regioni potenzialmente epidemiche, procedure di quarantena, stoccaggio di antibiotici, antivirali, vaccini batterici ecc.), i ricercatori sottolineano l’importanza di una buona comunicazione tra i Paesi e soprattutto di una buona informazione delle popolazioni: durante la spagnola riuscirono a proteggersi di più le popolazioni che erano state informate in modo corretto e tempestivo e che avevano assunto precocemente determinati comportamenti, come l’evitare raduni o l’adottare specifici accorgimenti igienici.

 

Crediti immagini: La prima e la quarta da sinistra: da https://www.archives.gov/exhibits/influenza-epidemic/records-list.html, attraverso Wikimedia Commons; la seconda da sinistra: da Artwork signed “H.J.H.”. Poster by Rensselaer County (New York) Tuberculosis Association. [Public domain], attraverso Wikimedia Commons; la terza da sinistra: da (Image: courtesy of the National Museum of Health and Medicine, Armed Forces Institute of Pathology, Washington, D.C., United States.) [CC BY 2.5  (https://creativecommons.org/licenses/by/2.5)], via Wikimedia Commons

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