21 ottobre 2015

La University of Wisconsin inguaia la Apple

La tecnologia utilizzata per migliorare l’efficienza energetica dei microchip utilizzati dai dispositivi mobili della società di Cupertino sarebbe in realtà basata su un brevetto depositato dall’università statunitense nel 1998: lo ha stabilito una giuria federale di Madison, secondo la quale la  Apple avrebbe violato il copyright della Wisconsin Alumni Research Foundation (WARF), che attraverso i suoi legali aveva richiesto un risarcimento pari a 862 milioni di dollari.

Eppure, secondo il giudice distrettuale William Conley, la WARF ha fallito nel dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che la Apple abbia compito tale infrazione volontariamente: in tal senso, la mancanza di prove convincenti si è tradotta in una considerevole diminuzione della cifra stabilita per il risarcimento economico, sceso a “soli” 234 milioni di dollari – meno di un terzo della somma inizialmente richiesta dalla WARF per l’uso indiscriminato del proprio brevetto. Un importo che sicuramente peserà di meno sulle casse della Apple, i cui introiti, durante il 2014, hanno superato la soglia dei 182 miliardi di dollari. «In questo processo hanno prevalso il riconoscimento dell’impegno e del duro lavoro dei nostri ricercatori universitari e l’integrità del sistema dei brevetti e della paternità delle scoperte», ha commentato Carl Gulbrandsen, direttore generale della Wisconsin Alumni Research Foundation: «La giuria ha riconosciuto il fondamentale lavoro di ricerca e innovazione informatica che ha avuto luogo all’interno del nostro campus». Eppure, i conti tra la WARF e la Apple non sono ancora definitivamente chiusi: una seconda causa per danni contro la società di Cupertino è stata depositata soltanto lo scorso mese. Questa volta sul banco degli imputati saliranno i nuovi chip della Apple, l’A9 e l’A9X, in dotazione ai nuovissimi iPhone 6S e 6S plus, così come all’iPad Pro.

 


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