25 maggio 2018

L’alfabeto universale di Keith Haring all’Albertina di Vienna

Avrebbe compiuto 60 anni nel 2018 Keith Haring, se non fosse prematuramente scomparso per complicazioni legate all’AIDS ad appena 31 anni, nel 1990.

Una carriera breve la sua in definitiva – caratterizzata dalla volontà di creare un’arte condivisibile e alla portata di tutti – eppure fulminante, con la quale ha segnato un’epoca e un genere, il graffitismo, con il suo tratto iconico e riconoscibilissimo. Una carriera iniziata a New York, dopo gli studi alla School of visual arts, e divenuta davvero ‘pubblica’, principio base del suo agire, con i fitti disegni con cui ricopriva i cartelloni pubblicitari inutilizzati nelle fermate della metropolitana della Grande mela, enormi superfici nere che si animavano con i suoi labirintici intrecci di figure e segni grafici.

Per celebrare l’artista statunitense – e il suo ‘mancato compleanno’ – l’Albertina Museum di Vienna gli dedica la retrospettiva Keith Haring. The Alphabet, che ripercorre molti dei temi per lui fondamentali – la discriminazione, la comunicazione, l’alienazione, l’arroganza dei potenti – con una particolare attenzione ai segni grafici (linee, forme e figure) che popolano tutti i suoi lavori e che compongono una sorta di alfabeto universale, in grado di rendere i messaggi delle sue opere patrimonio di tutti.

Attento e interessato alla semiotica e alle molte possibili forme di linguaggio in grado di fondere significato ed estetica, Haring è riuscito a creare un suo personale sistema di segni, di forme e colori, un peculiare vocabolario visivo che è diventato il suo marchio inconfondibile e la sua arma comunicativa più potente. La mostra è un percorso alla scoperta della simbologia sottesa al complesso universo di Haring, dal ‘cane danzante’ o nell’atto di mordere una figura umana, ispirato al dio egizio Anubi, divinità dei morti e insieme simbolo di giustizia, alla croce come riferimento biblico e rifiuto dell’oppressione della religione; dal simbolo del dollaro, a denunciare l’invasività del consumismo nella nostra società, alle figure umane con una ‘x’ o un buco al centro del corpo, metafora dell’uomo trasformato in bersaglio e presa di posizione nelle crisi di diversa matrice che scandiscono la storia del suo tempo, dall’emergenza AIDS, agli scontri per i diritti nell’Africa dell’apartheid. E ancora, l’essere umano ‘punteggiato’ a rimarcare la peculiarità degna di rispetto di ognuno di noi, senza fare caso all’orientamento sessuale, al colore della pelle o ad altro ancora; il ‘radiant baby,’ personificazione della speranza nel futuro, e la folla – caratteristico l’intreccio di corpi senza soluzione di continuità – con il suo potenziale di volta in volta positivo o negativo nel suo impatto sociale e politico.

 

Keith Haring. The Alphabet, Vienna, Albertina Museum, fino al 24 giugno 2018


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