30 novembre 2015

L’avvento dell’agricoltura ha cambiato il genoma umano

Una ricerca condotta dall’Harvard Medical School e pubblicata su Nature svela come il progressivo abbandono delle attività di caccia e raccolta in favore dell’allevamento e dell’agricoltura abbia modificato profondamente il corredo genetico umano, provocando nel tempo cambiamenti rispetto all’altezza e al sistema immunitario dei nostri antenati, oltre a determinarne la capacità di digerire il lattosio e altre caratteristiche come la pigmentazione della pelle, il colore degli occhi e il rischio di contrarre la celiachia.

Una scoperta realizzata grazie all’analisi dei genomi di 230 individui vissuti in un periodo compreso tra gli 8500 e i 2300 anni fa: un campione esaustivo che ha permesso al team di ricercatori guidati da David Reich, genetista presso la Harvard Medical School, di tracciare l’origine di tali variazioni genetiche nel Neolitico. Questo periodo fu infatti caratterizzato da un’esplosione demografica in cui popolazioni diverse si trovarono a vivere a stretto contatto non solo le une con le altre, ma anche con i primi animali domesticati. Un cambiamento che proprio in questa epoca si attestava grazie all’arrivo dei primi agricoltori, che migrarono in Europa dell’antica Anatolia – la regione corrispondente all’odierna Turchia. «Da un punto di vista archeologico è abbastanza sorprendente», commenta Ron Pinhasi, professore associato di archeologia presso lo University College Dublin e coautore della ricerca: «La rivoluzione del Neolitica è probabilmente la più importante transizione avvenuta nella preistoria umana. Oggi abbiamo le prove che alcune popolazioni migrarono dall’Anatolia in Europa, portando con sé le prime nozioni di agricoltura, mentre negli ultimi 40 anni si riteneva fosse impossibile dimostrare con certezza questo fenomeno».

 


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