23 settembre 2019

L’eredità di Freud a ottanta anni dalla scomparsa

Il 23 settembre 1939, a poco più di ottantatré anni, Sigmund Freud moriva a Londra, nella sua casa a Hampstead, che oggi ospita il museo a lui dedicato; da tempo la sua salute era deteriorata da un cancro alla bocca. Rifugiatosi a Londra con la famiglia in seguito alle persecuzioni naziste, Freud morì pochi giorni dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale e alla vigilia della tragedia dell’Olocausto, che travolse anche parte della sua famiglia, tra cui le quattro sorelle Rosa, Marie, Adolfine e Pauline, che morirono nei campi di sterminio. La condizione di esiliato che accompagnò gli ultimi mesi, la persecuzione, la proibizione e il rogo dei libri sono sintomatici dell’impatto che il pensiero freudiano ebbe sull’epoca: un diffuso atteggiamento di rifiuto che non coinvolse soltanto il nazismo. L’ostilità della cultura dominante, delle religioni, dello stalinismo, circondarono lo scandalo teorico freudiano. Nessuno oggi disconosce la portata del suo pensiero, ma la discussione sulla sua eredità risente ancora, a ottanta anni dalla sua scomparsa nell’esilio londinese, di quella che lo stesso Freud definiva «una generale ribellione contro la nostra scienza», colpevole di aver mortificato l’ingenuo amore che l’umanità prova per sé stessa, distruggendone le illusioni. Un destino che secondo Freud accomunava la psicanalisi alle rivoluzioni scientifiche di Copernico e di Darwin.  Se infatti l’ingenuo orgoglio umano è stato mortificato dallo scoprire di non essere al centro dell’universo e di appartenere al regno animale, la terza e più scottante umiliazione della megalomania dell’uomo è stata portata proprio dall’indagine psicologica tesa a dimostrare che l’Io «non è padrone in casa propria, ma deve fare assegnamento su scarse notizie riguardo quello che avviene inconsciamente nella sua psiche». A distanza di tanti anni dalla rivoluzione del pensiero provocata dalla psicanalisi, le scarse notizie che l’indagine può far emergere del vasto territorio dell’inconscio e il metodo per risalire attraverso poche ombre (sogni, gesti, parole) alla profondità della nostra privata caverna, rappresentano il lascito più importante di questa impresa teorica. In qualche modo proprio la caducità di alcune pratiche cliniche e di alcuni specifici assunti, sembrano dare ragione a Freud quando affermava che in futuro l’importanza della psicanalisi come scienza dell'inconscio avrebbe oltrepassato di gran lunga la sua importanza terapeutica.

 

Crediti immagine: janeb13, attraverso pixabay.com

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