10 febbraio 2016

L’inarrestabile declino di Yahoo!

Dopo aver perso oltre quattro miliardi di dollari nel corso dell’ultimo trimestre, la compagnia ha annunciato un drastico taglio al personale, che coinvolgerà circa il 15% della forza lavoro e che ha già portato alla chiusura degli uffici di Milano. Una manovra che sancisce il fallimento della politica inaugurata nel 2012 dal nuovo CEO Marissa Mayer, che aveva orientato gli interessi dell’azienda verso le applicazioni mobile – un core business che molto probabilmente sarà rivenduto ad altre compagnie.

Per rintracciare i motivi della crisi di Yahoo! basta esaminare i dati relativi all’ultimo anno: rispetto al 2014, i ricavi sono scesi da 1,17 miliardi a 1 miliardo di dollari, con l’utile per azione fissato a 13 centesimi di dollari, in linea con le stime degli analisti, ma in drastico calo rispetto ai 30 centesimi di dollaro dell’anno precedente. Da qui la necessità di annunciare un taglio di dipendenti pari al 15% della forza lavoro totale (circa 11.000 dipendenti) e la chiusura degli uffici presenti a Milano, Dubai, Madrid, Città del Messico e Buenos Aires: una manovra che porterà risparmi pari a 400 milioni di dollari all’anno e che dovrebbe favorire una tiepida crescita nel 2017 e nel 2018.

Ma con l’accrescersi delle difficoltà economiche della compagnia fondata nel 1994 da David Filo  e  Jerry Yang, il cui motore di ricerca non è mai riuscito a strappare significative fette di traffico a Google, sembra essersi aggravata anche la posizione della stessa Mayer: accolta come una grande speranza, la direttrice esecutiva sembra essere diventata molto invisa agli impiegati di Yahoo!, e sembra si sia guadagnata l’appellativo di “Evita”, con chiaro riferimento a Eva Peron. Non solo: secondo una ricerca condotta dal Times, soltanto il 34% della forza lavoro totale di Yahoo! si dice ottimista circa il futuro dell’azienda.

 


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