03 marzo 2014

L’incanto dell’affresco

La tentazione di rimuovere le pitture murali, che per la loro stessa natura dovrebbero essere inamovibili, ha radici antiche: già Vitruvio e Plinio il Vecchio raccontano di alcune pareti dipinte portate via da Sparta nel 59 a.C.; nel tempo modi e tecniche si modificano e si perfezionano, cambiano il gusto e il concetto di restauro, gli affreschi continuano a essere rimossi oscillando tra le esigenze della tutela e le lusinghe del collezionismo.  La mostra L’incanto dell’affresco al Mar (Museo d’Arte della città di Ravenna) raccoglie 110 opere, dalle pitture di Ercolano e Pompei a Giotto, Andrea del Castagno Perugino, Raffaello, Pontormo, Ludovico e Annibale Carracci, Guido Reni,  Guercino, Tiepolo e molti altri; uno straordinario viaggio attraverso il tempo che pone fianco a fianco dipinti pensati e ‘vissuti’ in tempi e luoghi diversissimi: ma non solo. Articolato in sezioni storico-cronologiche il percorso espositivo racconta anche come si sono evolute le modalità di rimozione dei dipinti, dal massello che prevedeva l’asportazione dell’intonaco e del muro stesso, allo strappo che permetteva di staccare gli affreschi e riportarli su tela, alla filologica ricerca delle sinopie sotto gli affreschi stessi. Staccare gli affreschi ha permesso di tutelare e porre in salvo moltissimi capolavori, e molto lungo potrebbe certo essere l’elenco delle pitture andate perdute per disastri naturali o vicende umane; negli anni Cinquanta del Novecento iniziò una intensa campagna di stacco degli affreschi in cui in qualche caso si intrecciavano più o meno esplicitamente interessi collezionistici. Poi nel tempo anche il concetto di tutela è cambiato e si agisce con più prudenza; nell’idea di conservazione si è consolidata anche la consapevolezza che togliere un’opera dal contesto per il quale è stata creata, significa anche perdere parte degli elementi materici e quelli legati alla sua collocazione.


0