20 marzo 2015

L’inquinamento acustico degli oceani

La sopravvivenza di balene, delfini e molte altre forme di vita dell’Oceano Atlantico è seriamente minacciata dall’utilizzo dei cosiddetti seismic airguns, dispositivi programmati per emettere periodicamente un rumorosissimo “proiettile” di aria compressa, la cui propagazione sonora viene quindi analizzata dagli esperti delle compagnie petrolifere per scandagliare i fondali oceanici alla ricerca di giacimenti sotterranei di petrolio e gas.

Secondo una lettera aperta indirizzata al presidente degli Stati Uniti Barack Obama e firmata da settantacinque scienziati ed esperti di tutto il mondo, l’utilizzo di queste apparecchiature rischia di compromettere drammaticamente il bioritmo di tutti quegli animali che si basano principalmente sull’udito e sulla ecolocalizzazione per orientarsi, cacciare e accoppiarsi. «La decisione di autorizzare indagini sismiche lungo la costa dell’Atlantico è basata sulla premessa che queste attività abbiano una ripercussione minima sulle specie marine», si legge nella lettera. «Una premessa non supportata dalla migliore scienza attualmente disponibile. Al contrario, la magnitudo di queste attività è destinata ad avere conseguenze significative, durevoli e diffuse sulla riproduzione e la sopravvivenza di pesci e mammiferi acquatici presenti nella regione, compresa la balena franca del Nord Atlantico, di cui rimangono solo 500 esemplari». Non a caso, l’appello segue di pochi giorni la decisione del governo statunitense di indire una gara di appalto con lo scopo di assegnare i primi contratti di locazione e trivellatura di parte della costa atlantica entro il 2017. Nonostante il Bureau of Ocean Energy Management abbia già ricevuto nove richieste di autorizzazione per l’avvio delle prime indagini sismiche, il governo statunitense ha sottolineato che nessuna attività esplorativa sarà autorizzata finché non saranno presentate contromisure adeguate a mitigare l’impatto sulla vita marina.


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