11 novembre 2016

L’intelligenza artificiale di Google può criptare i messaggi

Aumentano le potenzialità dell’intelligenza artificiale sviluppata da Google. Gli scienziati di Google Brain, divisione del colosso del web, sono infatti riusciti nell’intento di creare una struttura in grado di criptare i dati. Secondo gli studiosi “le "reti neurali" – sistemi informatici sviluppati sul modello con cui funzionano i neuroni del cervello umano – riescono a utilizzare una tecnica semplice per criptare le informazioni che si scambiano senza aver ricevuto algoritmi specifici per farlo.

Quando è iniziato l’approfondimento sulle possibilità offerte dall’intelligenza artificiale, Google aveva pensato di sfruttarne le potenzialità per diminuire gli elevati consumi elettrici e idrici utili a raffreddare i server, per il funzionamento del motore di ricerca e di altri servizi online della compagnia, come YouTube e Gmail. La casa di Mountain View ha utilizzato il sistema di apprendimento automatico DeepMind per gestire il consumo di elettricità nei data center, riducendo del 40% i consumi energetici necessari al raffreddamento e del 15% i consumi totali nei centri di calcolo.

L'intelligenza artificiale di Google aveva poi sorpreso il pubblico realizzando anche opere d’arte; ora il traguardo più importante, legato alla sicurezza informatica. L'esperimento si è svolto su tre reti (Alice, Bob edEve), ognuna “istruita” sul suo ruolo nella comunicazione.

Un mercato, quello dell’intelligenza artificiale, che quest’anno si aggira intorno agli 8 miliardi di dollari e che, secondo gli esperti, nel giro di pochi anni raggiungerà i 47 miliardi di dollari. Anche Apple è scesa in campo, con l’obiettivo di recuperare il divario che la separa dai principali rivali, Google e Amazon. Per questo ha assunto Russ Salakhutdinov, esperto del settore e ricercatore alla Carnegie Mellon University, oltre ad aver acquistato una decina di start up specializzate in intelligenza artificiale.

L'attenzione dei colossi tecnologici è alta. Basti pensare agli esempi di sistemi "intelligenti" già esistenti, come le app di riconoscimento delle immagini, gli assistenti vocali di Apple, Google o Microsoft, o l'esplosione dei "chatbot", agenti virtuali che rispondono alle domande sfruttando forme di intelligenza artificiale. Di recente Microsoft ha creato un sistema di riconoscimento vocale quasi “umano”.

 


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