10 giugno 2016

La Cina contro l’anonimato delle SIM card

Attualmente in Cina ci sono circa 100 milioni di schede SIM registrate con un nome di fantasia: un fenomeno che le autorità sono intenzionate a combattere con una direttiva che presto obbligherà chiunque voglia comprare una scheda telefonica a esibire un documento di identità valido, inclusi stranieri e turisti ai quali verrà richiesto di presentare il passaporto prima di procedere con l’acquisto.

La notizia arriva dal China News Service, un network molto vicino a fonti governative, e rappresenta soltanto l’ultimo degli sforzi attraverso i quali le autorità, negli ultimi sei anni, hanno cercato di obbligare le compagnie telefoniche a verificare l’identità dei propri utenti. Un primo tentativo si ebbe quando il ministero dell’industria e dell’informatica intimò alle tre più grandi compagnie nazionali – China Mobile, China Unicom e China Telecom (tutte controllate dallo Stato) – di applicare più severamente la legge, mentre nel 2012 il governo decise di obbligare gli utenti di Sina Weibo (la più popolare piattaforma di micro-blogging) ad associare un documento di identità o un numero di cellulare ai loro account prima di essere autorizzati a pubblicare contenuti, una direttiva in seguito applicata anche a WeChat e ai nuovi sistemi di messaggistica affacciatisi sul mercato. Soltanto la scorsa settimana è stata annunciata una nuova legge che impone agli iscritti di Alipay e delle altre piattaforme di pagamento on-line di fornire un documento d’identità o un numero di conto corrente di una banca con sede in Cina entro il 1° luglio. Difficile stabilire se quest’ennesima risoluzione possa sfociare in risultati più concreti di quelli precedentemente raggiunti, in quanto la nuova strategia si poggia notevolmente sulla collaborazione attiva delle grandi compagnie hi-tech, da sempre molto sensibili riguardo alla privacy dei propri clienti e soprattutto spaventate dalla mole di lavoro in cui, in termini di costi economici e di tempi richiesti, si traduce la necessità di verificare l’identità di centinaia di milioni di utenti. Non contando che, in media, gli iscritti a un servizio non amano fornire dettagli eccessivi riguardo la propria vita: secondo Sina Weibo, la richiesta di informazioni aggiuntive è uno dei motivi principali che, negli ultimi anni, ha determinato un sensibile calo nel numero di nuovi utenti.

 


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