20 gennaio 2017

La Maschera di ferro: una prigionia nel cuore delle Alpi

Gli scritti di Voltaire e di Alexandre Dumas padre hanno consegnato ai posteri le tristi vicende della celeberrima Maschera di Ferro, una storia i cui contorni si collocano tra realtà e mito.

Il filosofo francese, detenuto nella Bastiglia nel 1717, raccolse per la prima volta le voci relative a questo misterioso personaggio nel capitolo XXV del suo libro Il secolo di Luigi XIV, pubblicato nel 1751, nel quale si parla di un prigioniero il cui volto era celato da una maschera di ferro, facendolo diventare il simbolo della lotta contro le monarchie assolute.

Nel ciclo di racconti dedicato ai tre moschettieri Dumas ne fece uno dei personaggi centrali nel romanzo Il Visconte di Bragelonne.

La triste vicenda della Maschera di ferro e di quale identità celasse (dal XVIII secolo a oggi sono state formulate più di cinquanta ipotesi) è soprattutto una questione francese, che appassiona da secoli gli studiosi d’Oltralpe. Detto ciò, non tutti sanno che gli inizi di questa storia sono da ricercarsi in Piemonte, per la precisione tra Pinerolo ed Exilles, in Alta Val di Susa.

Nel 1669 un prigioniero con il volto coperto da una maschera e scortato da alcuni moschettieri del re giunse nella piazzaforte fortificata di Pinerolo, all’epoca sotto il controllo dei francesi, venendo immediatamente affidato alle cure del governatore delle carceri Benigne de Saint-Mars. Quest’ultimo è personaggio centrale della storia in questione, e dai documenti sappiamo infatti che le vite del grande carceriere e del prigioniero saranno indissolubilmente legate nei successivi trent’anni.

Nel 1681 Saint-Mars, premiato per aver svolto bene la sue mansioni, fu promosso dal ministro della Guerra a governatore della fortezza di Exilles dove, su precise disposizioni, portò con sé il prigioniero.

Fu questa tetra e imprendibile fortezza la seconda destinazione della Maschera di Ferro. Le misure di controllo erano ferree a tal punto che allo stesso governatore, che lo aveva ripetutamente richiesto, fu più volte negato il permesso di allontanarsi dalla fortezza. In questo senso appare chiaro che se la Maschera di ferro fu prigioniera di Saint-Mars, allo stesso modo Saint-Mars fu prigioniero della Maschera di ferro.

Nel 1687 al grande carceriere giunse la nomina di governatore dell’isola di Santa Margherita, davanti a Cannes. La lettera d’incarico fu accompagnata dall’ordine perentorio di portare nella nuova destinazione anche la Maschera di ferro. Dopo alcuni anni, nel 1698, il nuovo ministro della Guerra Barberzieux lo promosse governatore della Bastiglia, dove arrivò il 18 settembre con il “suo” prigioniero dal volto coperto. Il vincolo indissolubile che legò i due personaggi per più di trent’anni si interruppe solo con la loro morte. Nel 1703 calava il sipario sulle vicende terrene di uno dei più famosi detenuti della storia, e solo qualche anno più tardi, nel 1708, fu seguito dal marchese di Saint-Mars, sepolto due giorni dopo nel cimitero di Saint Paul-des-Champs.

 


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