7 ottobre 2019

La Scuola di Londra: Bacon e Freud al Chiostro del Bramante

Al Chiostro del Bramante di Roma, fino al 23 febbraio, è in corso una mostra dedicata a Francis Bacon e Lucian Freud, per la prima volta assieme in Italia, e alla cosiddetta Scuola di Londra, quel movimento pittorico figurativo, in contrasto con il prevalente astrattismo e concettualismo, che si sviluppò a partire dal dopoguerra e che ha avuto suo centro principale, ma non unico, nella capitale britannica. Oltre ai capolavori di Freud e Bacon, sono infatti esposte anche le opere di Michael Andrews, Frank Auerbach, Leon Kossoff e Paula Rego, tutti artisti nati tra l’inizio del Novecento e gli anni Trenta del secolo e provenienti da realtà diverse, che trovarono nella Londra di quegli anni una nuova patria, una città d’elezione dove vivere ed esprimere il loro talento liberamente.

Francis Bacon era nato in Irlanda e lì aveva vissuto fino ai 15 anni circa, per poi fuggire da Dublino perché la famiglia non accettava la sua omosessualità e trasferirsi a Londra, ma anche a Parigi e Berlino, capitali dei nuovi fermenti culturali che influenzeranno nel profondo la sua arte.

Lucian Freud, nipote come è noto di Sigmund, tedesco, era invece fuggito dalla Germania nazista con la famiglia e aveva ottenuto nel giro di qualche anno la naturalizzazione britannica; è universalmente considerato uno dei massimi esponenti della pittura inglese del XX secolo.

Anche Frank Auerbach, a causa delle sue origini ebraiche, aveva trovato rifugio a Londra fin da bambino e la città inglese era diventata uno dei soggetti preferiti dei suoi quadri, come ad esempio le scene urbane di Camden Town.

Michael Andrews era norvegese e aveva incontrato Freud come professore alla scuola d’arte: la sua influenza ne avrebbe segnato l’intero percorso artistico.

Leon Kossoff, invece, era nato a Londra, ma era figlio di ebrei russi emigrati in Inghilterra.

Infine, Paula Rego, portoghese, si era allontanata dal suo Paese per sfuggire alla dittatura di Salazar e aveva scelto la capitale inglese per studiare arti pittoriche.

Le oltre 45 opere esposte sono tutte databili tra il 1945 e il 2004, ma lo sviluppo dell’esposizione è insieme tematico e cronologico: quadri, disegni e incisioni si mostrano agli spettatori in un percorso in cui viene esplorata la totalità dell’esperienza dell’essere umano, che lo sguardo geniale dei diversi artisti mostra nella sua interezza, in una commistione confusa di fragilità e vitalità: attraverso le storie di immigrazione e miseria, con particolare attenzione agli anni della guerra e del dopoguerra, e quelle di cambiamento e riscatto sociale, anche rispetto al ruolo femminile.

La realtà è al centro dello sguardo di questi autori e viene rappresentata più e più volte, fino a estremizzarsi e a diventare ossessione; proprio secondo il desiderio di Francis Bacon: «Quello che voglio fare è distorcere la cosa ben oltre l’apparenza ma, nella distorsione, restituirla come un documento dell’apparenza».

Due progetti collaterali si affiancano poi al nucleo principale della mostra, arricchendola di senso e fornendo al pubblico prospettive aggiuntive e inedite: un’audioguida con un narratore d’eccezione, Costantino D’Orazio, storico dell’arte e saggista; la realizzazione di un cortometraggio sul tema, commissionato al giovane regista Enrico Maria Artale, con una colonna sonora composta appositamente dai Mokadelic.

La mostra, curata da Elena Crippa, Curator of Modern and Contemporary British Art, Tate, conferma la vocazione internazionale che, negli ultimi anni, il Chiostro del Bramante ha dimostrato, portando nella capitale innovative proposte artistiche internazionali: da ricordare il grande successo del 2018 della mostra Turner, sempre in collaborazione con la Tate.

 

Bacon, Freud, la Scuola di Londra. Opere della Tate, Roma, Chiostro del Bramante, fino al 23 febbraio 2020

 

Immagine: Chiostro del Bramante, chiesa di S. Maria della Pace, Roma. Crediti: Petra Nowack / Shutterstock.com

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