21 novembre 2018

La Stazione spaziale internazionale compie 20 anni

Il modulo Zarya (che in russo vuol dire “alba”) è stato il primo tassello del più grande e ambizioso progetto spaziale concepito dall’uomo ben 20 anni fa. Parliamo di quella che oggi è conosciuta come la “casa degli astronauti”, la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), un gigantesco laboratorio scientifico a 400 km dalla superficie terrestre dove gli astronauti (per un massimo di 6 per ogni spedizione) fanno ricerca e lavorano per il futuro della scienza e dell’esplorazione spaziale. Questa straordinaria avventura è iniziata il 20 novembre 1998, frutto dello sforzo congiunto di Stati Uniti, Russia, Canada, Giappone e delle agenzie spaziali di 11 Paesi membri della Comunità Europea. La ISS si prepara all’arrivo (per la seconda volta) dell’astronauta italiano Luca Parmitano, il quale partirà nel luglio 2019 per la spedizione Beyond, diventando il primo italiano e il secondo europeo a salire sulla stazione spaziale come comandante.

Sei cuccette, due bagni e una palestra, la Stazione spaziale internazionale è un avamposto che viaggia a una velocità media di 28.800 km orari, impiegando solo 90 minuti per completare un giro intorno al pianeta (nell’arco delle 24 ore gli astronauti osservano 16 albe e 16 tramonti). Dopo vari aggiornamenti, oggi la stazione è arrivata a un peso di 400 tonnellate occupando un’area pari a quella di un campo da calcio. Con un volume abitabile superiore ai 1.200 metri cubi, la ISS è oggi l’oggetto più complesso presente nello spazio. Non è stato semplice assemblarla: ci sono voluti più di 50 voli con diversi vettori (Shuttle, Soyuz, ecc.) per trasportare le oltre 100 parti che la compongono. In questi 20 anni, astronauti e cosmonauti hanno compiuto oltre 205 passeggiate nello spazio per la costruzione e manutenzione. La stazione è stata completata nel 2011.

L’Italia ha un ruolo importante in questa missione, perché moltissimi dei segmenti abitativi sono stati costruiti dal nostro Paese, i nodi 2 e 3, la cupola (da cui si affacciano gli astronauti per fotografare la Terra) e il modulo permanente Leonardo. Dall’Italia vengono anche i moduli di rifornimento MPLM (Multi Purpose Logistics Module) che hanno servito la stazione dal 2001 al 2011.

In questi 20 anni la stazione spaziale è stata visitata da 230 persone di 18 Paesi diversi: i primi a “mettere piede” nella ISS furono i cosmonauti russi Jurij Pavlovič Gidzenko e Sergej Konstantinovič Krikalëv il 30 ottobre 2000 e da allora non è mai rimasta disabitata neanche un giorno. Il record assoluto di permanenza sulla ISS lo detiene l’astronauta della NASA Peggy Whitson, rimasta a bordo per 665 giorni. La lista degli italiani che l’hanno visitata non è breve: Umberto Guidoni (il primo astronauta europeo sulla ISS nel 2001 il quale ha anche contribuito al primo assemblaggio), Roberto Vittori (il primo europeo a visitare due volte la ISS), Paolo Nespoli (salito tre volte sulla ISS), Samantha Cristoforetti (la prima donna italiana nello spazio e la seconda al mondo per tempo di permanenza in orbita). E infine Parmitano, che con la missione Beyond tornerà in orbita nel luglio 2019 per la seconda volta dopo la missione Volare del 2013, questa volta con il ruolo di comandante (il primo italiano e il secondo europeo).

L’astronauta dell’ESA e tenente colonnello pilota sperimentatore dell’Aeronautica militare sarà responsabile di 7 esperimenti italiani. Dobbiamo pensare dalla Stazione spaziale internazionale come a un gigantesco laboratorio nello spazio che consente agli astronauti/scienziati di operare in condizioni di microgravità, per condurre ricerche mediche, fisiche, biologiche, per mettere a punto nuovi materiali e collaudare tecnologie. Tutti questi esperimenti hanno quasi sempre una ricaduta tecnologica nella vita quotidiana sulla Terra. Pensate che solo ad aprile di quest’anno all’attivo ci sono oltre 2.400 esperimenti scientifici di cui circa 70 italiani.

 

«È il più grande esempio di come sia possibile raggiungere un obiettivo importante al di là di qualsiasi ideologia. L’augurio è che possa portarci ancora più lontano», ha commentato Parmitano in questi giorni di base a Bajkonur, in Kazakistan, dove si sta addestrando come membro dell’equipaggio di riserva dei tre colleghi che partiranno il 3 dicembre. La stazione spaziale, ha aggiunto, «rappresenta un percorso che dal sogno mi ha portato al primo volo e che ora mi porta vicino al raggiungimento di un altro obiettivo importante, che è il comando della stazione orbitale».

 

La Stazione spaziale internazionale dovrebbe poter funzionare fino al 2028 e oltre, anche se per adesso è stata finanziata fino al 2024. Il governo americano guidato da Donald Trump ha annunciato di voler interrompere i contributi economici a partire dal 2025 e secondo il nuovo amministratore della NASA Jim Bridenstine la gestione potrebbe essere affidata a privati.

 

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