15 novembre 2018

La battaglia evoluzionista di Archaeopteryx

L’Archaeopteryx era un piccolo animale simile a un uccello vissuto nel Giurassico superiore, 147 milioni di anni fa, il cui fossile, diviso in due lastre di roccia, fu scoperto nel calcare litografico di Solnhofen, in Baviera, nel 1861. Ha avuto un’importanza scientifica speciale: rinvenuto due anni dopo la pubblicazione dell’Origine della specie di Darwin, suggerì una prima evidenza di un collegamento tra Uccelli e Dinosauri. È infatti un perfetto miscuglio anatomico tra un uccello moderno, con furcula e ricco piumaggio, e un rettile, di cui conserva i denti sul becco, le tre dita artigliate sulle zampe, la coda ossea.

Venduto al Natural history museum di Londra, di cui costituisce ancora oggi il reperto più prezioso, fu descritto per la prima volta, nel 1863, dal biologo Richard Owen, che lo classificò come uccello, rifiutandosi di riconoscerne il possibile collegamento con i Rettili: Owen era un esimio scienziato, propugnatore però del creazionismo e tenace oppositore di Darwin. A suggerire il collegamento evolutivo fu invece nel 1868 Thomas Henry Huxley, il cosiddetto “mastino di Darwin” tanto si era speso a favore della teoria evoluzionista. E presto l’Archaeopteryx divenne il campo di battaglia tra evoluzionisti e creazionisti, o meglio un grave problema da risolvere per questi ultimi, che non volevano riconoscerlo come un fossile di transizione.

Nel tempo ne sono stati individuati altri dieci esemplari, e nel corso dei decenni non ha mai smesso di essere studiato e anche di essere messo in discussione. Il suo status di antenato degli Uccelli è stato per esempio contestato nel 2011 da Xing Xu, a causa della scoperta del Xiaotingia zhengi, un dinosauro pennuto simile all’Archaeopteryx che avrebbe collocato entrambi in un clade a sé stante, appartenente al clade più ampio dei deinonycosauri, distinto quindi da quello degli Avialae: non era dunque un antenato degli Uccelli bensì una specie a parte poi estinta (ma nel 2013 la scoperta dell’Aurornis xui permise di includerlo nuovamente tra gli Avialae).

Uno degli aspetti ancora oggi più dibattuti è se fosse in grado di volare. Nel 2004 venne compiuta una TAC della scatola cranica che mostrò che il cervello era significativamente più grande di quello della maggior parte dei dinosauri e della dimensione giusta per volare. Non tutti però sono d’accordo. Alcuni credono che corresse sul terreno, altri che a causa della struttura anatomica della spalla fosse in grado solo di planare (A. Elzanowski, Archaeopterygidae (Upper Jurassic of Germany), in L.M. Chiappe, L.M. Witmer, Mesozoic Birds: Above the Heads of Dinosaurs, Berkeley 2002, pp. 129-59), altri ancora (2018) che fosse capace di un volo attivo ma diverso da quello degli Uccelli moderni.

Ma “l’attacco” più grave gli venne sferrato nel 1985 da un gruppo di scienziati, tra i quali figuravano l’astronomo Fred Hoyle e il biologo creazionista Lee Spetner, che pubblicarono una serie di articoli in cui se ne metteva in dubbio l’autenticità, giungendo fino a sostenere che fosse stato lo stesso Owen a falsificare l’impronta delle piume per tendere una trappola a Darwin – l’antipatia tra i due era quasi leggendaria. Se fossero riusciti a dimostrare che il piumaggio era stato falsificato, l'Archaeopteryx sarebbe stato degradato a un mero dinosauro Compsognathus. Le loro illazioni si basavano in realtà su una scarsa conoscenza dei processi di litificazione e su altri presupposti sbagliati, ma per non offrire il destro alle teorie creazioniste il Museo si è sentito in dovere di reagire con uno studio approfondito (1986). Le tesi della contraffazione non erano in realtà difficili da inficiare attraverso indagini microscopiche, però rimaneva il problema di non poter dimostrare definitivamente che le due parti diverse di lastra su cui il fossile riposava appartenessero in origine a un’unica roccia. E poiché l’accusa era stata disonorante, il Museo si è voluto prendere ancora oggi un’ultima rivincita, mostrando attraverso le tecniche laser 3D la perfetta aderenza delle due metà.

 

Crediti immagine: da H. Raab (User: Vesta) [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) or GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html)], attraverso Wikimedia Commons

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