13 marzo 2020

La collage-street-art di Demetrio Di Grado

 

Intervista a Demetrio Di Grado

Un’atmosfera un po’ onirica in cui tornano a galla memorie, pagine, storie, tracce e citazioni visive del passato, con in più la libertà di esaltare il presente. È l’arte di Demetrio Di Grado, fatta di abili incastri e stupefacenti stratificazioni, quasi a volerci mostrare che tutto è in tutto: il passato nel presente, il vecchio nel nuovo. Originario di Palermo, ma da 10 anni residente a Caltagirone, Demetrio Di Grado si è accostato al più creativo dei mondi attraverso la passione per il movimento hip pop, nel quale ha militato attivamente da rapper a 18 anni, dal 1994 al 2000. «Respirare vernice», ci dice, «era la normalità, perché i graffiti-writing sono una delle facce della cultura hip pop. Il writer, non a caso, scrive la sua lettera e la amplifica fino ad esasperarla».

 

Anche lo spray è una delle radici dell’hip pop

Sì, l’ho preferito perché rappresenta lo strumento non convenzionale per antonomasia. Avevo già avuto modo di sperimentarlo su alcuni paesaggi lavici da me realizzati, accorgendomi che i lapilli, creati con la bomboletta, assumevano decisamente un senso più autentico. A un certo punto, però, dopo aver partecipato a diverse mostre – fra gallerie e musei – ho deciso di fermarmi un po’ per ritornare in gioco in maniera diversa.

 

Ovvero?

Hai presente il classico stop rigenerante? Ecco, ho voluto cambiare direzione occupandomi di eventi e festival sull’arte urbana, con un progetto chiamato ManSourcing. Nel 2016, però, ho tirato fuori dal cassetto un vecchio sogno mai realizzato: tagliare, comporre e incollare frammenti di carta.

 

Un po’ come i cubisti. Sei così passato dalla pittura al collage. Da un’avanguardia a un’altra

Sì, ho voluto dare un’altra declinazione dell’arte urbana, ricorrendo alla carta. Mi sono evoluto, passando dall’essere pittore al diventare collagista, iniziando a creare dei manifesti introspettivi. La poster-art è divenuta street-collage, e il risultato è una sovrapposizione di più livelli di carta su muro.

 

I soggetti delle tue opere non sono contemporanei, ma lanciano dei messaggi di un’attualità disarmante

I soggetti vengono estrapolati dalle riviste, dalle cartoline e dalle fotografie pescate nei mercatini delle pulci, e creano nelle opere un accattivante corto-circuito. Scelgo principalmente uomini, donne e bambini, e li impreziosisco con degli elementi geometrici in vernice spray. Sono soggetti che si esprimono con ottimismo, ma anche con cinismo.

 

C’è un motivo ricorrente in ogni opera?

Sì. La bannatura sugli occhi dei protagonisti è la mia chiave di lettura, che può apparire come una denuncia lapidaria.

 

Per esempio?

Le opere lanciano messaggi taglienti, ma di speranza; come quello di far dire ai bambini parole che noi adulti non diciamo più. La mia arte è un inno a tutti quei valori persi, un tempo pilastri fondanti della società. Le foto che scelgo rimandano al secondo-dopoguerra, momento storico in cui le immagini sprigionavano l’urgenza di rinascita e di ricostruzione nella più autentica semplicità. Il mio, diciamolo pure, è un lavoro borderline tra il vintage e il retrò, in cui si evince la voglia di riscatto e di miglioramento.

 

Sempre e comunque con l’immancabile tag (#demetriodigrado)

Sono stato messo nelle condizioni di dover registrare la mia tag perché in strada qualcuno aveva provato a immortalare le opere per farne del merchandising. Ci pensi?

 

Be’ sì. Oltretutto quel vorticoso tritacarne che è il mainstream contribuisce al successo di un artista. Tu ci sei finito dentro

È vero, ed è inutile girarci intorno. Negli ultimi due anni, con l’avvento dei social network, ho avuto una crescita esponenziale di follower, visualizzazioni e condivisioni.

 

Il punto di forza della tua arte è la semplicità, distante anni luce dai – sempre più in voga – concetti urlati e arroganti. La tua è un’arte gentile, garbata, educata

La mia ricerca si fonda proprio su questo. Sarebbe facile lavorare sull’imprinting che ci viene dalla società contemporanea. Oggi la gentilezza viene sempre più sovrastata dalla sfacciataggine e dalla prepotenza. I giornali rilasciano inauditi titoli a effetto, e le fake news fomentano il popolo ad andare in escandescenza. Attraverso i miei lavori vorrei contribuire a riportare in circolo tutti quei i valori che possono migliorare la società in cui viviamo. Non voglio denunciare, non voglio urlare. Preferisco comunicare, far riflettere, in maniera gentile; tagliando e incollando per creare una produzione costante di piccoli manifesti introspettivi, che possano catturare lo sguardo di tutti e migliorarlo. La mia missione in campo artistico è questa. Sono contento di quello che mi è successo ma, come ho scritto in un’opera realizza a Lipari: “Quello che ho mi basta”, ed è vero.

 

Immagine: Demetrio Di Grado, Tutto tace, Lipari, 2019 (Per gentile concessione di D. Marcella)

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