23 aprile 2018

La cosmologia di Mullican all’Hangar Bicocca

Difficile trovare una definizione univoca che possa abbracciare la multiforme esperienza artistica di Matt Mullican (n. 1951), impossibile etichettare o collocare in un ‘contenitore’ questo artista statunitense che ha esplorato i più diversi mezzi espressivi e incessantemente sperimentato tecniche, materiali e media, in una continua ricerca su identità e rappresentazione di sé, percezione e realtà, subconscio e creatività, linguaggio comune e personale semiotica.

Attivo dagli anni Settanta, Mullican si è messo alla prova con performance in stato di ipnosi, video, realtà virtuale, scultura, pittura, fotografia e altro ancora: un percorso articolato e complesso il suo, che non era facile racchiudere in un ‘recipiente’ espositivo tradizionale, e che all’Hangar Bicocca di Milano ha invece trovato la sua dimensione ideale: uno spazio senza muri, modulabile e in continua metamorfosi durante l’esperienza della visita, così come cangiante e sempre rinnovata è la ricerca dell’artista.

Negli oltre 5000 metri quadrati a disposizione la amplissima retrospettiva The feeling of things (che ha richiesto tre anni di lavoro per selezionare circa 6000 oggetti) prende forma attraverso un itinerario in cinque aree: una scansione ideata e strutturata dallo stesso Mullican – ed elemento sostanziale della mostra – che propone tutto ‘il mondo’ dell’artista, una sorta di vera e propria cosmologia visionaria, ripartita tematicamente e cromaticamente in relazione a diversi livelli di percezione, da quello dell’inconscio a quello più prosaicamente quotidiano.

A segnare l’inizio del ‘viaggio’ grandi banner sospesi che accompagnano alla prima area, caratterizzata dal colore rosso, che indaga la complessità della psiche anche in rapporto alla soggettività e alla creatività dell’artista, in cui vengono presentate opere realizzate da ‘That person’, la personalità senza età e senza sesso che l’artista assume quando è in trance sotto l’effetto dell’ipnosi.

Al tema del linguaggio e della comunicazione è dedicata l’area contrassegnata dal colore nero, con una straordinaria quantità di opere su carta, disegni, collage tratti da fumetti, suoi personali pittogrammi, progetti di libri e pagine di notebook.

L’area gialla accoglie il mondo della cultura, della scienza e dell’arte (gli oggetti che acquistano valore, ‘the world framed’), mentre la vita quotidiana (‘the world unframed’) è al centro della sezione blu, che analizza il tema della città, declinato tramite opere su carta, in granito, immagini al computer e video, passando dalla città ideale alla città reale, in particolare New York.

A concludere il percorso l’area verde per gli elementi fisici e materiali, il mondo naturale. Una mostra ‘enciclopedica’ e visionaria, arricchita dalle immagini che l’artista stesso ha scattato all’allestimento all’Hangar Bicocca, in un gioco infinito di rimandi e cambi di prospettiva.

 

Crediti immagine: ANSA

 


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