05 novembre 2015

La felicità è un libro aperto

Leggere fa davvero bene, nel senso che contribuisce in modo significativo al benessere della persona: una ‘medicina’ naturale, da non prendere in dosi omeopatiche, un antidepressivo privo di effetti collaterali indesiderati. Di solito le ricerche sulla lettura producono dati sul numero dei lettori (sempre assai sconsolanti in Italia, purtroppo, specie in confronto con altri Paesi), o sul numero di libri letti: l’indagine commissionata dal gruppo editoriale GeMS al Cesmer (Centro di studi su mercati e relazioni industriali dell’Università di RomaTre) per festeggiare il suo decimo compleanno prende invece in considerazione le ricadute dell’assidua frequentazione dei libri dal punto di vista emotivo e cognitivo. I lettori – su carta o su reader, non importa – a quanto pare hanno un ‘indice di felicità’ più elevato rispetto ai non lettori: sono stati infatti impiegati diversi parametri e scale che misurano il grado di appagamento complessivo rispetto alla propria vita e l’indice di benessere soggettivo (dalla scala di Veenhoven a quella di Cantril, a quella di Diener e Biswas-Diener), ma i risultati mostrano comunque uno scarto statisticamente rilevante tra chi dedica  sistematicamente del tempo ai libri e chi no. Chi legge sperimenta infatti con maggiore frequenza emozioni positive; i lettori inoltre sono più di rado attraversati da emozioni negative, e sono meno ‘arrabbiati’ con la vita, a riprova del fatto che i libri offrono preziosi strumenti cognitivi per affrontare le avversità e superare i momenti difficili. E i lettori ‘forti’ non sono affatto dei solitari scontrosi e un po’ sedentari, come a volte si tende a dipingerli: al contrario sono in generale più soddisfatti di come impiegano il tempo libero – in modo più ricco e articolato –, ascoltano musica, si informano e fanno movimento. Insomma, chi legge si gode di più la vita, sotto vari punti di vista.

 


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