30 ottobre 2019

La missione tra i ghiacci della nave Polarstern

Il 20 settembre scorso da Tromsø, in Norvegia, la nave rompighiaccio tedesca Polarstern (letteralmente stella polare) è salpata verso le coste siberiane, per compiere quella che, se realizzata, sarà la più grande e importante esplorazione scientifica artica di sempre: trascorrere un anno, intrappolata nei ghiacci, alla deriva attraverso l’Oceano Artico.

La Polarstern ha una lunga storia: commissionata, infatti, già nel 1982, a seguito delle innovazioni e dei cambiamenti operati tra il 1999 e il 2001, è ancora oggi una delle navi polari più importanti al mondo, dotata delle maggiori e più avanzate strumentazioni scientifiche del settore e rappresenta il più grande successo dell’Istituto tedesco Alfred Wegener per la ricerca polare e marina.

Questa volta la spedizione, denominata MOSAiC (Multidisciplinary drifting Observatory for the Study of Arctic Climate), ha obiettivi estremamente ambiziosi: studiare e comprendere gli effetti del riscaldamento globale in un punto del pianeta ben preciso, l’Artico appunto, che di quel riscaldamento rappresenta proprio l’epicentro.

In effetti, soltanto una nave con le caratteristiche della Polarstern può portare a termine una missione di questo tipo, in quanto non solo capace di muoversi e lavorare nella zona del pack, ma anche di sfondare e superare il ghiaccio più spesso speronandolo grazie allo scafo in acciaio a doppia parete e ai 20.000 cavalli dei suoi motori.

Inoltre, la nave è progettata per resistere alle temperature gelide (fino a -50 °C) dell’inverno artico, garantendo al proprio interno un ambiente confortevole per l’equipaggio, che cambierà a metà della missione, e per i ricercatori e gli scienziati, provenienti da diciannove diversi Paesi del mondo, che si alterneranno invece con maggior frequenza per effettuare una serie di ricerche specifiche suddivise in cinque differenti aree d’interesse: atmosfera, oceano, ghiaccio marino, ecosistema e biogeochimica.

Questi studi potranno essere effettuati sia all’interno della nave, dotata di laboratori scientifici all’avanguardia, sia all’esterno, sulla stazione scientifica che galleggia sulla lastra di ghiaccio attorno alla nave, grazie anche al sistema informatico di bordo che consente di registrare, catalogare e inviare tutte le informazioni raccolte.

Le ricerche sull’atmosfera, analizzata dai livelli più bassi fino alla stratosfera, oltre a quelle sulle nubi e sugli scambi di energia tra oceano e atmosfera, qui separati soltanto da una striscia sottile di ghiaccio, saranno funzionali a sviluppare nel tempo modelli climatici più accurati, oltre a studiare fenomeni particolari che si determinano solo nell’Artico a causa delle condizioni climatiche, assolutamente uniche e peculiari di quella zona del pianeta.

Inoltre, verrà analizzato il ghiaccio sede dello zooplancton, cioè l’insieme dei piccoli animali trasportati dalle correnti, e del fitoplancton, le alghe microscopiche e i batteri in grado di fare quella fotosintesi che è alla base della catena alimentare anche in una zona apparentemente inospitale come il Polo Nord: tutto questo grazie ai prelievi di campioni di acqua e ghiaccio effettuati a diverse profondità. Verranno poi studiati i pesci della zona dell’Artico centrale, ancora quasi del tutto sconosciuta, ma con un’estensione più ampia di quella del Mediterraneo, e l’intero sistema delle correnti oceaniche.

Uno degli scopi più importanti della spedizione è, infatti, quello di studiare la vita del Polo Nord per un anno intero: un arco di tempo necessario e imprescindibile per fornire il maggior numero di dati possibile sulle conseguenze, a breve e a medio termine, dell’effetto serra nell’Artico e sul destino della calotta polare a seguito del riscaldamento globale.

 

Immagine: La nave polare Polarstern nella baia di Atka, Antartide (18 dicembre 2002). Crediti: Hannes Grobe, Alfred Wegener Institute [CC BY-SA 2.5 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5)]

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