19 luglio 2018

La misteriosa capacità rigenerativa dell’axolotl

Già Lazzaro Spallanzani nel 1766 aveva effettuato esperimenti su salamandre, girini, lumache e lombrichi e aveva scoperto che potevano rigenerare parti del corpo perse, e da tempo gli scienziati cercano di carpire il segreto di questa singolare capacità.

Ora due gruppi di ricercatori sono riusciti a sequenziare il genoma di una particolare salamandra messicana, un’impresa che ha richiesto moltissimo tempo e sforzi (ha 32 miliardi di coppie di basi, circa dieci volte più lungo del genoma umano). Il risultato, che ancora richiede di essere approfondito in molti aspetti, potrebbe rappresentare una svolta per comprendere i segreti della rigenerazione e come potrebbero essere applicati e sfruttati per gli esseri umani.

Il nome scientifico di questa salamandra è Ambystoma mexicanum, ma è comunemente nota come axolotl: allo stato selvatico la sua sopravvivenza è gravemente minacciata dall’inquinamento industriale, ma la popolazione di laboratorio è in costante crescita.

Benché l’axolotl non presenti la rapidità riproduttiva delle cavie più tradizionalmente utilizzate per la ricerca, infatti, la sua capacità rigenerativa è talmente pronunciata da aver indotto a sempre maggiori investimenti: da una prima spedizione di esemplari in Francia negli anni Sessanta del XIX secolo sono discese popolazioni che impegnano attivamente svariati centri di ricerca negli Stati Uniti.

Gli axolotl riescono a rigenerare compiutamente organi e arti integralmente amputati anche fino a cinque volte consecutive, a qualsiasi età. Inoltre, a questa eccezionale capacità si associa una bassissima incidenza di sviluppi tumorali. Altro non serve per chiarire quali prospettive apra la comprensione dei meccanismi biologici che permettono questi fenomeni.

 

Crediti immagine: da Amandasofiarana [CC BY-SA 4.0  (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

 


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