02 agosto 2017

La nuova musica indie italiana

Calcutta, Thegiornalisti, Brunori Sas, I Cani e Motta. Sono alcuni nomi della nuova scena musicale italiana. Arrivano tutti dal mondo dell’indipendenza, ma nell’ultimo anno sono riusciti a raggiungere numeri da capogiro, tra visualizzazioni su YouTube e presenze ai concerti. Un successo che non arriva per caso. I nuovi cantautori tornano a parlare d’amore, ma sono anche attratti da una ripresa colta del pop e tra loro ci sono ottimi interpreti. Guardano con rispetto ai grandi cantanti che li hanno preceduti, ma più che a Guccini e Battisti si interessano a Luca Carboni. Inoltre, a differenza dei colleghi più “grandi”, c’è tra loro amicizia e collaborazione.

Se fino a pochi anni fa l’entrata in classifica di un artista “indie” veniva considerata un evento epocale, oggi invece questi musicisti partiti dal basso, senza l’ausilio di talent show e dei grandi mezzi di comunicazione di massa, sono una realtà costante. Non contano più i dati di vendita come nel passato: al supporto fisico, ormai sempre meno utilizzato, si sostituisce il consumo di musica in digitale, soprattutto gratuita, attraverso i servizi offerti da portali di streaming di musica e dalle visualizzazioni dei video su YouTube. Un cambiamento di cui ha dovuto tenere conto anche la classifica Top of The Music by FIMI/GfK degli album che, dallo scorso 7 luglio, integra per la prima volta i dati dello streaming audio di tutte le piattaforme attive in Italia con i dati del download e delle vendite dei dischi fisici, includendo un canale di accesso alla musica così popolare nel nostro Paese da rappresentare una forma di ascolto ormai comune tra i consumatori di musica.

C’è chi come Francesco Motta proviene proprio dalla vecchia scena indie, che aveva calcato con la band dei Criminal Jokers. Poi il successo, con l’acclamato album di esordio La fine dei vent’anni, premiato anche con la Targa Tenco. «Quando ho cominciato a lavorare al disco» ha spiegato il cantautore livornese «arrivavo da una sorta di elaborazione del lutto per la separazione dal gruppo. Poi ho cominciato a capire che le cose che stavo scrivendo mi piacevano. Avevo bisogno di fare musica mia e l’incontro con Riccardo Sinigallia per me è stato fondamentale perché era esattamente quello che mi serviva in quel momento».

Tommaso Paradiso è invece il frontman dei Thegiornalisti, la band in questo momento più sulla cresta dell’onda grazie a singoli come Completamente, Sold Out e la recente Riccione. Paradiso è anche autore di brani di successo per altri artisti, tra cui il recente tormentone L’esercito del selfie di Takagi & Ketra (feat. Arisa e Lorenzo Fragola), e non disdegna collaborazioni che sconfinano nel mondo del rap, come ha fatto in Pamplona di Fabri Fibra. Per capire la portata del loro successo basti pensare che i Thegiornalisti, in occasione dell’uscita del loro recente album Completamente Sold Out sono riusciti anche nell’impresa di riempire il Palalottomatica di Roma e il Mediolanum Forum di Milano, per un totale di circa 16 mila biglietti venduti.

Del successo di questi artisti iniziano ad accorgersi anche le TV nazionali. Lo stesso Paradiso qualche tempo fa aveva confessato che i Thegiornalisti erano stati contattati da Amici. «Ci volevano al programma». «Tra i professori? abbiamo chiesto ingenuamente noi. “No, tra i concorrenti”, ci hanno risposto. Forse non avevano capito bene chi siamo... Ma i talent ci divertono. Sono TV fatta bene». Appunto, solo televisione.

Nelle scorse settimane ha destato curiosità la notizia che il prossimo autunno su Rai 3 andrà in onda un programma condotto da Brunori Sas, cantautore di grande talento, con numerosi dischi all’attivo di elevata qualità e che in passato si è misurato anche con le produzioni per bambini scrivendo le musiche della serie Dixiland in onda su Rai YoYo. Non male per un artista che in una sua canzone canta «c’è chi beve negroni, chi nemmeno un caffè, chi si è rotto i coglioni di guardare raitre» (Fra milioni di stelle). Infine, c’è grande attesa per il debutto di Levate come giurata della prossima edizione di X Factor, al via il 14 settembre su Sky 1.

Il meglio della scena musicale indipendente italiana si ritrova ogni anno in alcuni appuntamenti di riferimento, come il MI AMI di Milano, oppure il Siren Fest in programma ogni estate a Vasto Marina (Chieti). È su palchi come questi che si sono affermati artisti come Calcutta, probabilmente il cantautore italiano più interessante degli ultimi anni. Venuto alla ribalta nel 2015 con l’album Mainstrem, prodotto dall’agguerrita etichetta romana Bomba Dischi, per il cantautore di Latina (all’anagrafe Edoardo D’Erme) è stato un crescendo di successi e concerti sold out, grazie anche a brani di forte impatto come Frosinone e Cosa mi manchi a fare, che hanno portato il disco a ben tre edizioni differenti, oltre al tormentone dello scorso anno Oroscopo, caratterizzato dal tocco di Takagi & Ketra.

Poi ci sono anche i fenomeni misteriosi, come Liberato, artista napoletano, che sta impazzando in radio e sui social con la sua Nove maggio: la sua identità è misteriosa, tanto che su questo cantante iniziano a girare anche leggende metropolitane.

«In un momento in cui i talent show hanno una conclamata crisi di quantità, sta emergendo la qualità dei giovani compositori» spiega Giancarlo Passarella, direttore di Musicalnews.com e fondatore di Ululati dall’Underground, associazione senza fini di lucro che dal 1986 segue e promuove band indipendenti. «Questo successo di artisti come Calcutta, Thegiornalisti e anche di un grande cantautore come Ermal Meta - che tutti hanno scoperto al recente Festival di Sanremo, ma che in realtà ha 10 anni di esperienza alle spalle - è dovuto anche a quel ricambio generazionale di cui c’è sempre bisogno in campo artistico, ma soprattutto in campo musicale, perché, senza nulla togliere ai grandi cantautori, è logico che oggi a raccontare i sentimenti dei ragazzi ci siano dei loro coetanei. A incidere è anche la diversa possibilità di fruire della musica. Ascoltare musica è un comportamento quotidiano per il 56% delle persone (il 75-80% nella fascia 15-24 anni) e in un paese che vede connesso il 60% della popolazione c’è da registrare l’uso crescente dei social network, aumentato fino all’86% nella fascia tra i 13 e i 17 anni. Il consumo di musica è completamente cambiato» prosegue Passarella. «Si vendono sempre meno CD, anche se si registra una crescita del vinile tra gli appassionati: e molti di questi giovani artisti iniziano a pubblicare anche su vinile, segno che iniziano ad avere fans fedeli. La musica però si ascolta tantissimo, grazie allo streaming e ad altri social».

In questi giorni si sta assistendo a una polemica relativa alle nuove classifiche, che tengono conto degli streaming nell’assegnazione delle posizioni e quindi delle certificazioni dei dischi d’oro e di platino. A questo punto non sarebbe più logico gratificare l’artista con premi per altre forme di introito e successo? Inoltre, in questo scenario decisamente interessante, si sente paradossalmente il bisogno di una TV completamente musicale, che sappia raccontare e possa dare voce a tutti questi artisti: la TV generalista fatica ancora ad accorgersi di certi fenomeni.

Tutto questo clamore però non ha mancato di lasciare qualche nota polemica. A iniziare sono stati i puristi e i fans della prima ora che hanno letto in questo grande successo una sorta di “commercializzazione” di questi artisti, soprattutto dopo che alcuni network radiofonici (Radio Deejay su tutti) li hanno scoperti e hanno iniziato a trasmetterli. Poi è arrivata la nota polemica di Manuel Agnelli, leader degli Afterhours, band che negli anni Novanta partiva come indie e nel decennio successivo approdava al Festival di Sanremo. Agnelli ha definito la nuova scena musicale italiana “finto indie” paragonandola al «peggior Venditti, fatto male perché lo fa gente che non sa cantare e non sa suonare». Una dichiarazione cui ha risposto in maniera divertente Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti secondo cui «il peggio del peggio di Venditti è comunque meglio del miglior Agnelli». 

 


0