28 aprile 2021

La porta d’Europa. Il racconto della tragedia invisibile che si consuma ai nostri confini

 

La tarda modernità e la postmodernità, fra Adorno e Baudrillard, ci hanno abituato a pensare di poter vedere tutto. I media elettronici illuminano davanti ai nostri occhi la terra che quindi potremmo ammirare dall’alto d’una meravigliosa equidistanza. Solo in tempi recenti si è cominciato a capire che non è così: quello che resta nascosto dietro gli schermi (la cui funzione quindi si rivela più vicina al senso etimologico della parola di quanto si supporrebbe) è molto, forse più di quello che essi ci mostrano, e mentre ci illudiamo di poter vedere dall’altra parte del mondo, ci sono cose vicinissime a noi, addirittura alla periferia di uno dei nostri capoluoghi (per quanto ‘eccentrico’ come Trieste), che eppure ci restano invisibili.

Ma siamo almeno ancora in grado di “sapere che non sappiamo”? Questa domanda socratica è quanto mai attuale. Oggi crediamo di conoscere una delle più grandi tragedie che l’umanità sta vivendo, figlia della sciagurata storia della modernità europea: dell’imperialismo e del colonialismo, dello sfruttamento di uomini e ambiente, del disastro ecologico e del cambiamento climatico. Crediamo che i riflettori dei media e i muti quanto evidenti simboli, come il muro di Trump, possano mostrarci a sufficienza il significato delle migrazioni di massa. Ma questi racconti, questi emblemi ci lasciano sgomenti a metà fra le allegorie del “naufragio con spettatore” e dell’“invasione”: non dicono nulla delle persone che vivono il gorgo di quell’esperienza e alimentano la stessa rimozione che i freddi numeri portano inevitabilmente con sé. Cosa significhi veramente per gli esseri umani non lo vediamo neppure. E non vedendolo siamo portati a ignorarlo, a non renderci conto di ciò che non sappiamo.

Prova a raccontare questa tragedia La porta d’Europa. Il confine italiano della rotta balcanica (Marietti 1820, collana “i Rèfoli Plus”) del regista Mauro Caputo e della giornalista Donatella Ferrario, che si focalizza su uno degli aspetti meno noti, proprio perché invisibile, di queste migrazioni. La rotta balcanica è un corridoio nascosto che porta in Europa 800 mila persone in fuga ogni anno, attraverso quella rete di frontiere insanguinate da tante guerre, antiche o recenti, e al tempo stesso così provvisorie e artificiose, come hanno raccontato così bene scrittori di viaggio come Luigi Nacci e Paolo Rumiz.

Il libro è il primo nel catalogo di e-book Marietti a proporre a corredo del testo, oltre a un apparato fotografico, anche un film. Definirlo solo libro multimediale sarebbe dare una mera etichetta merceologica, mentre ciò che al lettore viene offerto è un valido esempio di quello che potrebbe essere la cosiddetta letteratura espansa, forse il futuro del testo elettronico (e non solo): un fruttuoso dialogo di linguaggi diversi, ognuno con la propria specificità semiotica, sullo stesso tema.

Questa felice interazione di prosa e immagine, di documentario e reportage, è un tentativo ben riuscito di mostrare l’invisibile, dire l’indicibile. Per certi versi affronta il problema che si posero i testimoni dell’olocausto: come raccontare la tragedia di milioni di persone che erano state fatte sparire, letteralmente volatilizzate? Come rendere il loro numero non solo “mera statistica”, ma farne sentire il peso? Accanto a pur efficaci rappresentazioni simboliche, forse le immagini di maggiore impatto sono quelle che documentano le sole tracce materiali rimaste del passaggio su questa terra dei deportati: i mucchi di abiti, di scarpe, di capelli e di altri oggetti personali.

Nei mesi freddi vengono abbandonati dai migranti indumenti pesanti come guanti e scarponi (per gentile concessione di VOX Produzioni S.r.l.)

La stessa strada sceglie Caputo, seguendo le vie di altri cancellati e invisibili, per darci la testimonianza più concreta di un esodo silenzioso, di una tragedia umana dimenticata perché nascosta agli obiettivi delle telecamere, oltre a rileggere in chiave diversa gli stessi numeri: già sapere che 1 persona su 97 al mondo è in fuga ci tocca in maniera diversa che leggere un astratto totale, perché mette in relazione con noi queste persone. È una cancellazione volontaria, la loro, ma comunque subita: quella di chi deve nascondersi, sfuggire, per non essere preso e rimandato indietro; quella di chi deve abbandonare il proprio passato e la propria identità come tutto ciò che ha già lasciato indietro (origini, famiglia, Paese, affetti) per cercare un avvenire.

Lo chiamano the game questo cammino attraverso le frontiere di tanti Paesi, dalla Turchia alla Slovenia, fino alle porte dell’Italia, fino a quella Trieste che è poi solo il punto di partenza per le vere destinazioni, in altri Paesi d’Europa. Ma non è affatto un gioco: è un cammino lungo e faticoso, pieno di difficoltà, fra le insidie del freddo e del terreno impervio, e le atrocità di campi di raccolta spesso disumani, che può essere anche mortale.

Medicinali abbandonati lungo i sentieri all’arrivo in Italia (per gentile concessione di VOX Produzioni S.r.l.)

Chi lo percorre viene dai posti più lontani del pianeta e il lavoro di Caputo documenta come il quadro sia ben più vasto e drammatico di quello già impressionante delle statistiche ufficiali. Sono persone che, giunte alle porte di Trieste, negli ultimi boschi abbandonano quel poco che hanno potuto portare con sé: scarpe ormai consunte dal cammino, vestiti strappati e logori, tende e indumenti pesanti necessari a sopravvivere all’addiaccio, ma anche i giocattoli dei figli, medicinali, rasoi e spazzolini. E soprattutto i documenti: l’ultimo tributo da pagare, alle soglie della speranza di un futuro, è quello della propria identità, per recidere il legame con un prima verso il quale non si può tornare.

Nel fotogramma, una parete ricoperta con i documenti gettati dai migranti, recuperati lungo i sentieri e ricostruiti nel corso della produzione del film (per gentile concessione di VOX Produzioni S.r.l.)

Immagine di copertina: Documenti identificativi appesi su un albero nel Carso triestino (per gentile concessione di VOX Produzioni S.r.l.)

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