29 giugno 2018

La sonda Hayabusa 2 arriva sull’asteroide Ryugu

I giapponesi ce l’hanno fatta ancora: dopo 13 anni, l’agenzia spaziale JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency) arriva nell’orbita di un asteroide con l’obiettivo di riportare sulla Terra dei campioni di roccia. La prima volta, nel 2005, la sonda Hayabusa (che vuol dire falco pellegrino) arrivò sull’asteroide 25143 Itokawa, mentre qualche giorno fa l’aggiornamento della missione Hayabusa 2 si è ancorato a 162173 Ryugu a 300 milioni di chilometri dalla Terra. Attualmente la distanza tra Hayabusa 2 e Ryugu è di circa 20 chilometri e la sonda è in grado di mantenere questa distanza in maniera costante. Il team di scienziati, tra cui anche diversi italiani, cominceranno nei prossimi giorni le prime osservazioni scientifiche per conoscere meglio l’asteroide e per valutare i prossimi passi della missione.

La sonda Hayabusa 2 è stata lanciata il 3 dicembre 2014 dal Centro spaziale di Tanegashima e il suo rientro è previsto per il 2020. Oltre all’entrata in orbita, gli obiettivi nominali della missione sono l’analisi della superficie in remote sensing, la misurazione in situ mediante i 3 rover Minerva (di 0,5 kg ciascuno) e il lander Mascot (di 10 kg) e il prelievo di campioni della superficie da trasportare sulla Terra. Le analisi in remote sensing, in situ e microscopiche serviranno per individuare i minerali che potevano comporre i planetesimi, da cui gli asteroidi si sono formati.

Ryugu è un asteroide della fascia principale di tipo C, di forma quasi sferica e dimensioni di circa 900 metri, con un periodo di rotazione di 7,6 ore. L’oggetto è stato “battezzato” in onore del palazzo Ryūgū-jō dove risiede il dio drago del mare della mitologia giapponese. Dalle foto scattate nelle scorse settimane, l’asteroide sembra avere una forma ellissoidale simile al Dango, un tradizionale dolce di riso giapponese.

Ernesto Palomba, ricercatore presso l’Istituto di astrofisica e planetologia spaziali (IAPS) dell’INAF e membro del team di scienziati italiani che lavoreranno ai dati raccolti dalla sonda, spiega: «Tutti gli strumenti sono in ottima salute. Haybusa-1 era una missione molto sperimentale (per così dire “tecnologica” o dimostrativa), Hayabusa 2 ha utilizzato quelle tecnologie per studiare e riportare a terra campioni di un asteroide primitivo. Questi asteroidi sono di interesse fondamentale in quanto costituiscono il materiale più antico che è poi andato a formare tutti i pianeti del nostro Sistema solare. È dunque un remnant dei primi istanti di vita del nostro sistema e può aiutare a comprenderne i processi di formazione ed evoluzione».

Ma perché è stato scelto proprio l’asteroide Ryugu? «È stato selezionato da un campione di alcune migliaia di oggetti asteroidali detti NEA (Near-Earth Asteroids) in base a differenti criteri primariamente di tipo astrodinamico, ovvero di più facile accessibilità da parte di una sonda terrestre. È stato selezionato un oggetto non troppo piccolo e di tipo primitivo».

Il ruolo dell’Italia è di supporto scientifico alla missione e gli esperti si occuperanno della selezione dei landing sites e dei sampling sites, dell’analisi della composizione della superficie e del supporto alla riduzione dati scientifici con data fusion dei dati ottenuti dalla camera e dallo spettrometro NIRS3. Nei mesi di luglio e agosto, il team scientifico avrà il compito di effettuare delle analisi dettagliate della struttura geomorfologica e della composizione della superficie dell’asteroide per selezionare i possibili siti di atterraggio del lander Mascot. Palomba aggiunge: «Nessuna ansia per Mascot. Il primo ottobre dovrebbe esserci il suo lancio verso la superficie dell’asteroide».

Anche la NASA arriverà su un asteroide con la missione  OSIRIS-REx (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security–Regolith Explorer) che “approderà” su 101955 Bennu ad il prossimo agosto e tornerà a terra a marzo 2021.

 

Crediti immagine: Cortesia di Akihiro Ikeshita

 


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