6 giugno 2018

Le conseguenze del cambiamento climatico sull’alimentazione

Il cambiamento climatico potrebbe avere effetti disastrosi anche sull’alimentazione rendendo vulnerabile dal punto di vista alimentare una fascia consistente della popolazione mondiale. E non soltanto perché si stima che, per esempio, la produzione di riso e di altri cereali come il mais potrebbe ridursi del 20-40% entro il 2100 nelle regioni tropicali e subtropicali proprio a causa del riscaldamento globale (senza considerare l’impatto di eventuali eventi meteorologici estremi); si potrebbero avere temibili conseguenze anche sul piano delle qualità nutritive di alcuni alimenti essenziali nella dieta di milioni di persone.

È quanto emerge da una ricerca pubblicata recentemente su Science Advance, che ha analizzato gli effetti, dal punto di vista della composizione chimica, dell’esposizione di 18 varietà diverse di riso a livelli di CO2 elevati – tra 568 e 590 ppm – ovvero la concentrazione di CO2 che si stima verrà raggiunta entro la fine del secolo. La curva di Keeling, che registra i cambiamenti nella concentrazione di CO2 nell’atmosfera terrestre dal 1958 (quando il dato era di 315 ppm), mostra un costante aumento (l’ultimo dato ufficiale, di maggio 2018, è di 411 ppm) e sebbene le previsioni per i prossimi decenni siano variabili, è probabile aspettarsi di arrivare almeno intorno alle 570 ppm entro fine secolo; anche se venissero prese misure efficaci per ridurre le emissioni infatti, i ‘tempi tecnici’ per invertire la tendenza e ottenere in concreto il risultato di una diminuzione della concentrazione nell’aria sarebbero molto lunghi. Si tratta dunque di un aspetto con il quale si dovrà fare comunque i conti per molto tempo e conoscerne le possibili conseguenze può essere utile per aumentare la consapevolezza della necessità di cambiamenti radicali negli stili di vita e nei sistemi di produzione.

I risultati delle sperimentazioni portate avanti dal team di ricercatori (cinesi, giapponesi, statunitensi e australiani) mostrano una diminuzione significativa del contenuto di ferro (-8%), zinco (-5%) e proteine (-10%) e anche dal punto di vista delle vitamine si registra un calo importante delle vitamine B1, B2, B5 e B9 (con diminuzioni tra il 12 e il 30%), anche se invece la vitamina E aumenta. Poiché il riso è la principale fonte di nutrimento in molti Paesi a basso reddito soprattutto asiatici, le conseguenze sulla salute di milioni di persone potrebbero essere davvero preoccupanti.

 

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