27 ottobre 2016

Le conseguenze dello stress ossidativo sulla salute

 Lo stress ossidativo è il processo reattivo riconducibile al fenomeno dello “stress” messo in atto da ogni organismo vivente per adattarsi, e quindi sopravvivere, a variazioni ambientali di natura fisica, chimica o biologica. Questo termine identifica una complessa serie di reazioni, fisiologiche e naturali, messe in atto dagli esseri viventi per adattarsi a un’ampia gamma di stimoli e per non soccombere alla sfida delle mutevoli condizioni ambientali, interne ed esterne. “Nell’uomo, in particolare, lo stress si manifesta con la cosiddetta reazione “lotta o fuggi”, che consiste in una serie di adattamenti biologici e, quindi, comportamentali (es. midriasi, tachicardia, vasocostrizione cutanea, etc.) a un evento minaccioso, mediati da specifiche sostanze chimiche prodotte all’uopo dai grandi sistemi – neuro-endocrino e immunitario – preposti all’omeostasi”. È quanto spiega il presidente dell’Osservatorio internazionale sullo stress ossidativo Eugenio Luigi Iorio. Le ultime ricerche lo indicano come un fattore emergente di rischio per la salute, in quanto correlato non solo all’invecchiamento precoce, ma anche allo sviluppo e all’aggravamento di una vasta serie di patologie a carattere reattivo e degenerativo, spesso a esordio subdolo e andamento cronico/progressivo, che vanno dall’aterosclerosi al diabete mellito, dall’artrite reumatoide all’Alzheimer, al Parkinson, alla parodontite fino a diverse forme di cancro. Secondo una ricerca condotta dal dottor Iorio, in collaborazione con Vincenzo Aloisantoni e Nicola Illuzzi, lo stress implica anche la sintesi e il rilascio di specie chimiche in grado di “ossidare”. Iorio classifica le cause dello stress ossidativo di natura fisica (es. radiazioni ionizzanti, quali i raggi ultravioletti, X e gamma), chimica (es. alcool, farmaci, xenobiotici) o biologica (es. agenti infettivi di natura virale o batterica). Negli ultimi anni la ricerca si è concentrata sullo studio di questi fenomeni anche nel cavo orale, ove esiste, già in condizioni fisiologiche, un delicato meccanismo di controllo delle specie reattive, prodotte in varia misura sia dalle cellule mucosali sia dai leucociti. Lo sottolinea il dottor Aloisantoni, odontoiatra e membro dell’Osservatorio internazionale sullo stress ossidativo-area Oral Health, che spiega inoltre come, nell’ambito delle loro normali funzioni difensive (fagocitosi), vengano prodotti anche radicali liberi e altri ossidanti ad attività battericida. Tutte queste sostanze possiedono in sé un potenziale lesivo il cui livello è tenuto sotto controllo da modulatori antiossidanti presenti nella saliva (di provenienza sia esogena, quale l’ascorbato, sia endogena, quali la lattoferrina, le perossidasi, le catalasi, l’albumina e l’urato). L’ascorbato (vitamina C) contribuisce in maniera efficace alle difese antiradicali. Pertanto, un bilancio ossidativo ottimale consente al cavo orale di preservare la propria integrità anatomo-funzionale, limitando al minimo il potenziale danno da radicali liberi. Condizioni di stress ossidativo sono state documentate non solo nella malattia parodontale, ma anche nella carie e nelle aftosi. Lo stesso cancro del cavo orale è stato posto in relazione con un’alterazione del bilancio ossidativo, a livello sistemico e locale. Infatti, i tradizionali agenti implicati nella genesi di questa neoplasia, quali il tabacco e l’abuso di bevande alcoliche, costituiscono anche ben noti fattori di rischio per lo stress ossidativo. In particolare, alla masticazione e/o combustione del tabacco è riconosciuto un ruolo mutageno o, comunque genotossico e potenzialmente oncogeno. Talvolta una particolare costellazione genetica e/o uno stile di vita incongruo possono favorire, scatenare o aggravare il danno ossidativo, con tutte le conseguenze del caso, non risparmiando alcun organo o apparato, dalla pelle alle ossa, dagli occhi al cervello, dal cuore ai vasi, dall’intestino al fegato e così via.

 


0