06 marzo 2013

Le neuroscienze del futuro

Un progetto ambizioso ma necessario per lo sviluppo delle neuroscienze. È quello che a febbraio il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato, descrivendolo come il nuovo progetto genoma. Si chiama Brain activity map (BAM)  e nei prossimi anni dovrebbe ricevere finanziamenti governativi miliardari per mappare l’attività dei neuroni del cervello per poter poi comprendere i meccanismi che portano allo sviluppo di malattie neurodegenerative. Il progetto definitivo non è ancora stato presentato ma sono state diffuse le prime indicazioni riguardo alla squadra che nei prossimi anni ci lavorerà. La guida dovrebbe essere affidata ai National Institutes of Health che lavoreranno grazie al supporto di agenzie governative e istituti di ricerca, come l’Allen institute for brain science, che già due anni fa aveva rilasciato una mappa del cervello basata sui dati genomici, e partner privati. “Il problema che il Brain activity map vuole affrontare è senz’altro uno dei più importanti delle neuroscienze in questo momento” ci ha spiegato Stefano Gustincich, neuroscienziato della Scuola internazionale superiore di studi avanzati (SISSA) di Trieste. “Quello che il gruppo di ricerca guidato dall’NIH si propone di fare è fondamentale nello studio del cervello. Progetti come il Brain map e il Connectome sono progetti chiave perché di fatto dobbiamo ammettere che la nostra conoscenza in questo campo è ancora molto arretrata” prosegue Gustincich. “Se vi chiedessi di pensare ad una scienza morta, molti di voi penserebbero all’anatomia, ma questo non è assolutamente vero, soprattutto per quanto riguarda l’anatomia del cervello. Infatti, non sappiamo ancora quanti tipi di neuroni differenti ci sono nella corteccia e come funzionano le loro connessioni”. Il percorso per realizzare il Brain activity map passa attraverso il raggiungimento di obiettivi intermedi. In 5 anni il target sarà la mappa del C. elegans, il piccolo organismo modello studiato in moltissimi laboratori di ricerca, per poi proseguire con organismi sempre più complessi: la Drosophila in 10 anni e lo Zebrafish in 15. Nel frattempo, le tecnologie sviluppate dovrebbero permettere il grande salto per arrivare a decifrare la mappa del cervello umano. Lo stesso Obama ha paragonato questo progetto a quello che ha portato al sequenziamento del genoma umano. Chiedendo a Gustincich un commento riguardo al parallelismo tra i due progetti ci ha spiegato che “i grandi progetti con obiettivi a lungo termine, come questo e come il Progetto genoma umano, sono importanti per dare un senso di scopo a un impegno comune. Alla fine diventa quasi più importante il percorso che il raggiungimento dell’obiettivo”. Il primo obiettivo del BAM è infatti proprio quello di sviluppare nuovi strumenti tecnologici nel settore dell’imaging, per permettere alla luce di penetrare nei tessuti e rilevare l’attività cellulare e nuovi sensori per monitorare molti neuroni simultaneamente.  “Il progetto genoma ci ha fornito gli strumenti per fare ricerca e pensare alla scienza del 2013 senza la sequenza del genoma umano sarebbe impensabile” spiega ancora Gustincich. “Oggi noi studiamo l’espressione genica conoscendo la sequenza del genoma, ma non è pensabile studiare in maniera approfondita l’attività del cervello senza sapere che tipi di neuroni ci sono e che attività hanno in tempo reale. A tal proposito ricordiamoci che non abbiamo un singolo farmaco in grado di bloccare una qualsiasi malattia neurodegenerativa”. Progetti come questi, che possono sembrare futuristici e irrealizzabili, sono importanti perché attorno a uno scopo comune si sviluppano creatività, innovazione e sviluppo tecnologico i cui benefici ricadono in ambiti diversi. Obama stesso ha quantificato le ricadute che si sono avute con il progetto genoma umano, dove per ogni dollaro investito c’è stato un guadagno di 140 dollari. E per rispondere agli attacchi  di chi dice che non sia giusto investire così tanti soldi in un unico progetto in un periodo di tagli alla ricerca e di riduzioni del budget come quello che stiamo attraversando, la quantificazione monetaria dei risultati non può che essere un punto a favore.   Non possiamo però non far riferimento all’altro grande progetto che dall’altro lato dell’Oceano nei prossimi anni si occuperà di studiare il cervello. Anche l’Europa infatti punta sulle neuroscienze con lo Human brain project e concorre con gli Stati Uniti in una gara scientifica e tecnologica. “Per un politico è importante creare consenso sul valore aggiunto della scienza ed è molto importante presentare un obiettivo molto preciso che colpisca l’immaginazione del pubblico e che quindi faccia giustificare una spesa di un certo tipo” prosegue Gustincich. “È importante avere un obiettivo che chiaramente appare al di fuori della portata in questo momento, ma che ha un valore euristico”.


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0