11 maggio 2020

Leadership

 

Leadership è un termine che racchiude in sé una miriade di altri significati, estremamente complesso nella sua articolazione e giustamente oggetto di corsi e seminari ad uso di manager e politici (anche se il Leader mi piace dire non si forma ma si forgia). Leadership significa far fare cose che non si è obbligati a fare, far fare oltre che volentieri ciò che si deve, perché è la cosa giusta. Significa coinvolgimento. Nulla di più lontano dal presunto Leader che spiega solo con un “perché l’ho deciso io”. Quello semmai è un capo di fatto, non un Leader.

 

Le opportunità di successo per il futuro sono tanto maggiori quanto più ci rendiamo consapevoli del nostro passato. Inteso anche come preistoria. Forse che alle origini gli umani erano strutturati secondo dinamiche di confronto dialettico in termini distensivi e/o di troubleshooting relazionale? Ragionavano in termini accademici? Si perdevano in Assessment? No. Facevano la guerra, con le clave. Si spostavano in milioni di uomini e si massacravano con le asce. Le armi si sono evolute, ma il concetto di base è rimasto quello: la Guerra.

L’evoluzione, unitamente alla diffusione delle armi, ha fatto sì che risultasse via via sempre più controproducente la fisicità dei conflitti, l’istinto di sopravvivenza ora protegge non solo la vita, ma tutta una serie di privilegi connessi in termini di benessere. Oggi solo chi non ha niente da perdere uccide ancora. Tutti gli altri, litigano.

 

E la negoziazione non è un modo di prevenzione dei conflitti: se devi negoziare, sei già in guerra, stai solo cercando di farla finire. Se vuoi vincere una guerra, come dice Sun-Tzu ne L’arte della Guerra, la devi prevenire. La regola di un leader per il successo consta nell’applicazione di tecniche e metodologie estrapolate dall’arte militare. Attenzione però: non si intende qui il termine “militare” come sinonimo di carrarmato e/o fucili etc etc. Militare si intende correlato alla guerra nella sua triplice accezione di stato di disagio, di incertezza e di pericolo costante, che è poi ciò per cui si usa il termine inglese “issue”, molto più morbido se vogliamo. Leader è colui che gode della fiducia delle persone in questo contesto (di disagio, incertezza e pericolo costante), che lo riconoscono come capo e sono pronte ad obbedirgli senza una spiegazione immediata.

 

Le dimensioni non contano

Darth Vader (icona di Star Wars), tecnicamente appare (appare) subito come comandante. Praticamente numero 2 dell’Impero ha ai suoi ordini milioni di astronavi con un imprecisato numero di truppe di ogni livello. Tutti ubbidiscono subito, ma il motivo è uno solo: la paura. O fai così o muori. Come chi ha rispetto e seguaci in virtù della poltrona che occupa, per autorità, e non per autorevolezza. L’autoritario usa il potere.

 

L’autorevole lo gestisce al meglio. Conseguentemente gli viene riconosciuto, ed a volte anche quando non lo ha. James Bond infatti, al contrario, non ha neanche un “dipendente”, non incute timore (anzi) ed ha spesso uno spiccato senso dell’ironia anche nei momenti più critici. Padronanza di sé, fonte di sicurezza, dà la percezione che tutto andrà bene (saper dare la percezione della propria leadership, è parte della stessa). Non ha nessuna posizione “più elevata”, anzi. Si identifica questa come leadership “indiretta”, cioè che non influenza solo i propri sottoposti, ma la leadership sostanziale è molto di più, avendo impatto anche fuori dai confini della organizzazione in cui si opera. Inoltre, Bond spesso non segue le regole, le viola (o le fa) rischiando personalmente e assumendosi responsabilità; cosa che gli viene riconosciuta anche a fronte dei successi inanellati.

Essere leader vuol dire quindi decidere e prendere azioni. Osare. Sconnesso da principi graduali o gerarchici e basato solo su caratteristiche personali, fusi in uno/a sola persona leader formale e sostanziale, che spesso sono purtroppo status ascrivibili a soggetti diversi. Con impatto sulla governance di un team o di una popolazione.

 

I due cerchi culturali

Non sono affari miei”; “Non è di mia competenza” etc. etc. quante volte l’abbiamo sentito dire? Ognuno di noi è circondato da due “cerchi” Il cerchio di ciò che ci concerne e, all’interno di questo, il cerchio (molto più piccolo) all’interno del quale c’è tutto ciò che possiamo influenzare direttamente. Due cerchi di Giotto che spesso sono ben separati. Male. Perché un’altra delle caratteristiche della leadership è l’opposto del disinteresse. Allargare il proprio cerchio di influenza è qualcosa che il leader sostanziale fa naturalmente. Esempio ne sia l’arte: non c’è tema che qualche artista abbia definito “non di sua competenza”. Temi e significati trattati spaziano dalla religione all’astratto, proponendo visioni che incidono su coscienze, politica, sentimenti. Bravura e coraggio, dal pennello nel proprio studio al pensiero del mondo.

La Leadership è da intendersi quindi come qualcosa di fortemente e personalmente culturale. Cultura del fare, decidere, agire, avere cura, servizio e anche sorridere, infondere entusiasmo, coraggio. Dare l’esempio. Ecco, oggi sono tutti leader. No. “Capo” semmai, lungo tutta la pertinente terminologia (da presidente in giù). Ma la leadership si guadagna sul campo. Non deve essere un sostantivo, ma se riferito a qualcuno, semmai un raro aggettivo.

 

 

* Innovatore, insegna Innovation Marketing all’Università Bicocca

 

 

Immagine: Daniel Craig as James Bond. Crediti: brava_67 [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso Flickr
 

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