20 marzo 2019

Liberate il poeta Pound

Vent’anni fa moriva Vanni Scheiwiller, un “editore inutile di libri e microlibri”, come lui stesso amava autodefinirsi. Se sono ben noti i suoi meriti editoriali, meno conosciuto, forse, è il suo ruolo da promotore della petizione italiana per liberare Ezra Pound dal manicomio criminale di St. Elizabeth, nel quale era stato rinchiuso dalla fine del 1945. Grazie a uno spoglio delle carte d’archivio del fondo Scheiwiller conservate nel Centro APICE dell’Università di Milano, si possono ricostruire le tappe salienti della vicenda. L’Appello avrebbe dovuto uscire in occasione del settantesimo compleanno di Pound (30 ottobre 1955), ma svariate circostanze impedirono questa uscita. L’insuccesso viene mitigato dalla pubblicazione sul Corriere della sera di un articolo di Giovanni Papini dal titolo eloquentemente significativo Domandiamo la grazia per un poeta. Nei mesi seguenti Vanni si rimette all’opera sulla petizione, augurandosi di poterla consegnare all’ambasciata americana, come scrive a Giuseppe Ungaretti (Scheiwiller e Ungaretti sotto il segno di Pound), entro i primi giorni di aprile del 1956. In realtà la consegna avrà luogo solo nel mese di agosto ed avrà, oltre a Diego Valeri e Sergio Solmi come promotori, i seguenti firmatari: G.B. Angioletti, Riccardo Bacchelli, Luigi Bartolini, Attilio Bertolucci, Carlo Betocchi, Piero Bigongiari, Giorgio Caproni, Raffaele Carrieri, Emilio Cecchi, Nicola Chiaramonte, Libero de Libero, Alfonso Gatto, Virgilio Giotti, Piero Jahier, Carlo Levi, Mario Luzi, Eugenio Montale, Alberto Moravia, Marino Moretti, Aldo Palazzeschi, Giovanni Papini, Alessandro Parronchi, Enrico Pea, Sandro Penna, Vasco Pratolini, Mario Praz, Salvatore Quasimodo, Clemente Rebora, Umberto Saba, Camillo Sbarbaro, Vittorio Sereni, Ignazio Silone, Leonardo Sinisgalli, Giani Stuparich, Leone Traverso, Giuseppe Ungaretti, Elio Vittorini, Cesare Zavattini. Nel giro di poche settimane l’ambasciata comunica che la questione non è di sua competenza, ma delle autorità di Washington. Queste ultime risponderanno in maniera negativa nel mese di novembre, motivo per cui Vanni proverà a organizzare stavolta un Appello internazionale, come testimonia una bozza di lettera a Jean Cocteau del febbraio 1957: «Caro signor Cocteau, l’anno scorso è stato consegnato all’Ambasciata americana di Roma un appello per la liberazione di Ezra Pound (…). Ma ora sono passati sei mesi e non ne hanno fatto niente. Dobbiamo quindi ricominciare tutto e provare questa volta con un appello di carattere internazionale, sempre in nome dei più elementari valori umani e civili e senza entrare in merito alla questione giuridica e politica. Potrei contare sul suo appoggio per la Francia? Scrivo contemporaneamente a Eliot (potrà chiedere a Auden, Spenden, E. Sitwell, etc.) per l’Inghilterra, e a MacLeish per l’America (perché chieda a Hemingway e qualche altro premio Nobel americano, Williams, Marianne Moore Aiken, Cummings, etc.). Per l’Italia quelli citati. Per la Spagna proverei io, ma soltanto con poeti in esilio come Guillén, Alberti, Jiménez, etc. Per i poeti in lingua tedesca ci pensa l’editore svizzero Schifferli e così pure per l’Europa del Nord (Ne ha già parlato a Lagerkvist e favorevole a Pound è lo stesso segretario dell’ONU Hammarskjold). Qualche altro poeta potrebbe essere Neruda, Seferis Ellitis e quelli che suggerirà lei. Gli scrittori d’oltre cortina e quelli fascisti mi pare non abbiano il diritto di firmare. Per la Francia posso contare sul suo aiuto? (Mi hanno riferito che lei ha già fatto qualcosa). Penserei a Cendrars, Mauriac, Aragon, Paulhan, Supervielle, Jouve, Saint J. Perse, Reverdy, Tzara, Soupault, Prevert, Freanau, e che so io, Sartre e Camus e Malraux».

Gli immani sforzi saranno ripagati solo l’anno seguente con il ritorno di Pound in Italia. Vanni potrà finalmente conoscere di persona il “Garibaldi” delle sue edizioni, come si può leggere in una dedica a Enrico Falqui, mentre Pound si troverà di fronte “il miglior editore” – evidente il richiamo al miglior fabbro di dantesca memoria –, alla luce di quanto si ricava dalla lettera della figlia Mary de Rachewiltz a Vanni del 12 gennaio 1956.   

 

Immagine: Ezra Pound a Venezia (1963). Crediti: Walter Mori (Mondadori Publishers) (http://www.gettyimages.co.uk/detail/news-photo/american-poet-ezra-pound-standing-on-a-pavement-nearby-a-news-photo/141554902), {{PD-1996}},attraverso sv.m.wikipedia.org  

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