25 aprile 2020

Libertà

 

Sono infinite le definizioni che nei secoli si sono date alla parola Cultura: le discipline si sono susseguite nel tentativo, non ancora concluso, di chiudere in un perimetro di pochi concetti il significato della Cultura, e sarebbe un tentativo vano e certamente presuntuoso quello di voler percorrere una strada simile. Piuttosto è affascinante cercare un filo, appunto una parola che leghi i diversi rivoli che della Cultura si sono alimentati. La libertà potrebbe essere una chiave, una delle parole della Cultura, forse la più attraente e la più universalmente comprensibile.

 

La conoscenza apre gli animi, sollecita le menti, rende ampio l’orizzonte, rompe i muri fisici, allunga lo sguardo nel tempo e nello spazio e quindi rende le persone che vi hanno accesso più libere: l’ignoranza è una prigione ambigua perché non sempre visibile e non spesso identificabile che chiude l’essere umano dentro un recinto nel quale vengono alimentati facilmente sentimenti anche deteriori. Recinti di paura, di sospetto, di preconcetti sono questi spesso nella Storia stati la causa di tante sciagure. Ebbene la Cultura restituisce la libertà al pensiero con esso apre le porte di quei recinti sventando con la conoscenza gli effetti nefasti dell’ignoranza.

 

Ma la Cultura è anche emozione, un’esperienza oltre che diviene profondamente fisica e viene indotta dall’accostamento alla bellezza di un paesaggio, alla musica, ad un’opera d’arte. Questo tipo di libertà che viene data a quella parte di noi stessi che raccoglie le emozioni, qualche volta persino simili ad una forma di felicità o di stordimento è una strabiliante scoperta per chi si affida anche alla Cultura per coltivarsi e per nutrire e alimentare la propria curiosità o semplicemente il proprio bisogno di essere altro.

 

L’anelito alla libertà deve partire da una spinta interiore, ma trova terreno fertile in quelle società che avendo fatto dell’accesso alla conoscenza un diritto riconosciuto e inviolabile lo condividono e lo difendono. Le comunità invece nelle quali il seme della Cultura non è mai sbocciato o peggio è stato estirpato magari con violenza, nelle quali i fondamentali diritti umani sono stati traditi, non possono che sperare in un tempo nel quale la spinta verso la conoscenza sia talmente forte da diventare rivoluzionaria e quindi forse inarrestabile presupposto per un radicale cambiamento.

 

Oggi viviamo un costante bombardamento di notizie e anche qualche volta smarriti ci aggiriamo tra esse cercando di capire se ci sia una verità: la Cultura è l’unica arma che abbiamo per poterci difendere e rimanere liberi da condizionamenti pericolosi perché spesso martellanti. L’effetto amplificatore del web se da un lato permette una strabiliante diffusione di notizie e quindi di conoscenza, dall’altro crea insidiose trappole di falsità che possono facilmente irretire le menti meno preparate, appunto meno colte. La libertà di giudizio viene messa in pericolo in un tempo che elimina il pensiero complesso come il nostro: come se un’invisibile mano conducesse il casuale ospite di quel mare di nozioni verso la propria tesi non lasciandogli la possibilità di capire quanto essa possa essere sbagliata. Non lasciandogli cioè la libertà del dubbio che invece la cultura alimenta come nessun altro nutrimento dello spirito e della mente potrebbe fare.

 

* Vicepresidente al Fondo Ambiente Italiano

 

Crediti immagine: ping198 / Shutterstock.com

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